Ordine dei Medici e Odontoiatri di Como                                                    

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Martedì 4 Maggio 2012  | Ipertensione                                                                 
Una combinazione di tre farmaci per  i pazienti più difficili


Pochi pazienti affetti da ipertensione da moderata a severa raggiungono i target di controllo pressorio ottimale, nonostante l’ampia disponibilità di farmaci antipertensivi. Una nuova opzione che riporta la pressione ai livelli normali quando l'associazione di due farmaci standard non ha successo.
La combinazione di tre principi attivi contro l’ipertensione, olmesartan, amlodipina e idroclorotiazide (O/A/H), potrebbe essere efficace contro la patologia e sicura per i pazienti anche per le persone con ipertensione da moderata a severa che non riescono a raggiungere livelli normali di pressione con le terapie standard. Tre studi clinici, presentati nel corso del 22° Congresso della Società Europea di Ipertensione, appena concluso a Londra, hanno infatti dimostrato che la combinazione costituisce una risposta efficace ad una delle questioni emergenti per la cura dell’ipertensione: la bassa quota di pazienti che raggiungono i target di controllo pressorio ottimale, nonostante l’ampia disponibilità di farmaci antipertensivi.

La combinazione, prodotta da Daiichi Sankyo, associa tre dei più diffusi principi attivi somministrati ai pazienti per il trattamento dell’ipertensione arteriosa: l’olmesartan medoxomil (OLM), un sartano che inibisce l’azione dell’angiotensina-II, bloccandone il recettore; l’amlodipina (AML), un calcio antagonista; l’ idroclorotiazide (HCTZ), un diuretico.

Il primo dei tre studi clinici è stato presentato da. Reinhold Kreutz, direttore dell’Istituto di Farmacologia e Tossicologia Clinica di Berlino: si tratta di un lavoro di 10 settimane, che mostra come un numero significativamente maggiore di pazienti con ipertensione da moderata a severa, trattati con l’associazione triplice O/A/H, abbia raggiunto livelli normali o limite di pressione arteriosa (120/80-<140/90 mmHg), rispetto ai pazienti trattati con associazione doppia dei soli olmesartan/amlodipina (O/A). Entrambi i regimi terapeutici sono stati ben tollerati, non evidenziando nessuna criticità in termini di sicurezza. Questi risultati indicano chiaramente che la combinazione triplice precostituita è il successivo passo razionale per il trattamento dell’ipertensione, in particolare in quei pazienti che non rispondono alla combinazione doppia (olmesartan+amlodipina).

Un secondo studiodi 32 settimane, presentato da Lars-Christian Rump dell'Università Heinrich-Heine di Düsseldorf,è stato condotto su pazienti con ipertensione da moderata a severa che non avevano raggiunto i livelli di pressione arteriosa ottimale (<140/90 mmHg o <130/80 mmHg per pazienti con diabete e malattie renali o cardiovascolari croniche), con un dosaggio O/A/H di 40/10/12.5 mg. Queste persone hanno dimostrato di poter ottenere un netto miglioramento dei valori pressori al controllo ambulatoriale nelle 24 ore, semplicemente aumentando il dosaggio O/A/H a 40/10/25 mg, dosaggio ben tollerato proprio come quello più basso. I risultati di questo studio evidenziano la flessibilità delle combinazioni O/A/H nei pazienti che non rispondano al trattamento praticato, consentendo una personalizzazione dei dosaggi delle associazioni fisse.

Il terzo studio,presentato da Massimo Volpe, docente di cardiologia all’Università La Sapienza e presidente della Società Italiana di Ipertensione Arteriosa, ha analizzato i cambiamenti della pressione sistolica in pazienti con ipertensione da moderata a severa, in seguito ad un trattamento con associazione triplice O/A/H per 54 settimane. L’analisi ha mostrato che il trattamento O/A/H in aperto a lungo termine è efficace e riduce la pressione sistolica di quasi tutti i pazienti al di sotto del valore di 140 mmHg. “Questi ultimi risultati clinici – ha sottolineato il medico – forniscono ulteriori prove dei benefici terapeutici per i pazienti ipertesi derivanti dall’impiego della combinazione triplice. L’abbassamento appropriato della pressione arteriosa infatti è essenziale per ridurre il rischio cardiovascolare nei pazienti ipertesi. I nuovi dati mostrano che la terapia con l’associazione triplice consente un’efficace riduzione della pressione, migliorando la capacità di gestione ad ampio spettro dell’ipertensione”. Questo ultimo studio, in particolare, va ad ampliare i risultati dello studio TRINITY, già pubblicato nel 2010, secondo cui l’abbassamento della pressione arteriosa e la percentuale di pazienti con ipertensione da moderata a severa che raggiungono il target pressorio attualmente raccomandato è più elevata con il trattamento in associazione triplice O/A/H, rispetto alla combinazione doppia dei singoli principi attivi, indipendentemente da genere, età, razza e severità dell’ipertensione.


fonte: QuotidianoSanità

Martedì 27 Marzo 2012  | Bianco: "Siamo pronti a ripartire”         
Nel Comitato Centrale Fnomceo  rieletto anche Spata

Grande successo della squadra di Amedeo Bianco alle elezioni che hanno segnato il rinnovamento del Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, della Commissione Albo Odontoiatri e del Collegio dei Revisori dei Conti per il triennio 2012-2014. Oltre a Bianco, gli altri componenti del Comitato Centrale - che entro otto giorni si riunirà per definire le cariche – saranno: Maurizio Benato, Giuseppe Augello, Hussein Awad, Sergio Bovenga, Luigi Conte, Nicolino D’Autilia, Raimondo Ibba, Antonino Maglia, Guido Marinoni, Gianluigi Spata, Roberto Stella, Bruno Zuccarelli. Per la Commissione Albo Odontoiatri sono risultati invece eletti Giuseppe Renzo, Alessandro Zovi, Raffaele Iandolo, Sandro Sanvenero, che entreranno a far parte del Comitato Centrale, e Giacinto Valerio Brucoli. Revisori dei Conti saranno Ezio Casale, Salvatore Onorati e Francesco Alberti, supplente Antonino Avolio. In allegato, i voti ricevuti da ciascun eletto. “Registro con grande soddisfazione una elevatissima affluenza al voto e, soprattutto, una vastissima convergenza delle preferenze sulle squadre che si sono candidate” ha commentato il presidente uscente, Amedeo Bianco, al termine degli scrutini. “È questo uno straordinario segnale di fiducia che ci dà forza e autorevolezza nel proseguire sul cammino già avviato di modernizzazione dei nostri Ordini e di rafforzamento del loro ruolo di garanzia verso i professionisti, i cittadini e le istituzioni sanitarie”.

Martedì 20 Marzo 2012  | Rinnovo Comitato Centrale Fnomceo      
Con Bianco si ricandida anche il nostro Presidente Spata

Nel ribadire l’impegno  a consolidare la centralità  del Consiglio Nazionale nella costruzione della Fnomceo e della professione, riaffermiamo la convinzione che tutte le scelte rilevanti di politica professionale devono essere portate, discusse e definite in tale organismo in cui sono decisori paritariamente tutti i Presidenti,  consapevoli del fatto che  solo in questo modo le decisioni potranno arricchirsi delle legittime differenze di valutazioni ed essere supportate dal più vasto consenso possibile.
Con questa doverosa premessa, ed in ossequio a questo principio, vi riproponiamo alcuni significativi passaggi della relazione del Presidente Amedeo Bianco al Consiglio Nazionale del 18 febbraio scorso, che costituiscono  per tutti noi l'architettura fondamentale di un programma generale, su cui  dichiara il proprio impegno la squadra che si propone al vostro consenso per il prossimo triennio
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Le donne e i giovani : il futuro della professione.

         I numeri della partecipazione degli iscritti alle recenti elezioni ordinistiche  (circa 102 mila medici e odontoiatri) amplificano  la nostra responsabilità verso i professionisti, verso i cittadini, verso le istituzioni e tale consapevolezza deve  sempre illuminare il  nostro  comune pensare ed agire.            

         Quei  numeri sono sicuramente da migliorare,  così come va anche migliorato  l’accesso e la partecipazione di strati della professione ancora  oggi  troppo  lontani dalla vita attiva degli ordini e dai loro orizzonti di  valutazione ed intervento,  quali i giovani e le   donne.

         Questo  deficit va governato e corretto, anche nelle forme di rappresentanza nel rispetto dell’ordinamento, non per corrispondere ad una estetica della democrazia  e della partecipazione, bensì per reclutare quelle energie e quelle culture che costituiscono in realtà il fulcro su cui poggeranno  gli equilibri del  futuro prossimo della nostra professione.

         Un progetto , come per la professione al femminile, va dunque messo in campo per i giovani per comprendere il loro sentire, la loro visione della professione, le loro speranze, perché  nelle loro mani è il destino della nostra professione.

         Così come  l’Osservatorio allo scopo individuato ha fatto emergere  i significati più  critici  del tumultuoso crescere della componente femminile nella professione, altrettanto andrà fatto per i giovani acquisendo dati sulle prime occupazioni, seguendoli nei loro primi passi professionali, individuandone le criticità, i bisogni formativi,  per capire dove, come e chi costruisce la loro identità professionale, quella che segnerà il futuro di tutta la professione.

La Riforma dei nostri Ordini

         Nel dibattito culturale e politico che accompagna le grandi trasformazioni in atto, caratterizzate dall’ingresso sempre più massiccio di nuovi soggetti e nuove culture  nel concreto del nostro esercizio professionale (gli imperativi economici, i teoremi manageriali, le regole del mercato, la comunicazione, il consumerismo,)  è sempre più forte la sollecitazione a ripensare   alla natura e alla struttura dei nostri ordini per dare risposte efficaci alla concreta minaccia di uno snaturamento dei loro ruoli etici, civili  e tecnici e delle loro stesse finalità.

         La legge delega di riforma dei nostri ordini, già approvata alla Camera con alcune modifiche -  non tutte da noi condivise - appare del tutto coerente a questo disegno, affidandoci funzioni  sussidiarie  poste a garanzia  dell’interesse pubblico connesso alla tutela della salute individuale e collettiva, attraverso la verifica dei titoli abilitanti e della qualità professionale ovvero del rispetto dei principi deontologici a cui viene correlata l’azione disciplinare.

         A tal proposito riteniamo opportuno attrezzarci fin da subito ad una vera e propria Costituente per la Regolamentazione dei nostri Ordini su tutti i piani, amministrativo, gestionale, delle rappresentanze, della disciplina.

L’aggiornamento del Codice Deontologico

         Sono ormai maturi i tempi ed i contesti per un aggiornamento del Codice di Deontologia Medica nel solco di  quella tradizione  di work in progress che storicamente ne ha caratterizzato la vivacità, l’autorevolezza e la modernità apprezzate a tutti i livelli.

         Il Comitato Centrale di prossima elezione investirà dunque la Consulta Nazionale  Deontologica del lavoro istruttorio, avviando così quell’intenso processo di confronto, fuori e dentro la professione, che porterà il Consiglio Nazionale a deliberare sulle modifiche proposte.

Il Manifesto del Medico, della Medicina e della Sanità per il prossimo decennio per un nuovo patto professionale

         Non basta, tuttavia,  ripensare la medicina nei suoi paradigmi fondanti, il medico  e la sua anima deontologica,   se non si ripensa  alla nostra sanità sempre più espressione dei contesti sociali, culturali  ed economici del Paese.

         Quanto sta avvenendo e quanto si prepara nel nostro paese ed in Europa, sollecita un profondo rimodellamento  di quei paradigmi  interpretativi sui sistemi di welfare di ordine economico, politico, professionale e sindacale.

         Si  va delineando  un modello di servizio sanitario italiano  più povero, indebitato e in deficit sui finanziamenti al centro sud, ma prossimo alla stessa sorte al centro nord, con una propensione all’implicito razionamento di prestazioni,  con vaste disegualianze di accesso e quindi di equità, afflitto da un calo di fiducia da parte dei cittadini e da una pervasiva perdita di interessi e di passioni da parte  dei suoi professionisti in generale e dei suoi medici in particolare che appena possono, abbandonano il sistema.

         La crisi di sostenibilità economica del sistema sanitario  incide negativamente sui profili delicati e complessi di quel patto professionale ( e civile) tra i medici e la sanità e tra la sanità e il paese, fondati sull’equità di accesso e l’universalità dei destinatari.

         Nel contrastare gli effetti più negativi di un uso estensivo ed inappropriato  di tecniche organizzative e gestionali  di “tank shifting”, ovvero il trasferimento di settori di attività e competenze sulla forza  lavoro professionale a minor costo, affermiamo il nostro impegno a progettare il nuovo medico e la nuova medicina, adoperandoci contestualmente ad essere altrettanto positivi e propositivi nel ridisegnare la nuova sanità sostenibile,  senza tradirne non solo l’universalità, l’equità e la solidarietà, ma anche la  efficacia, la qualità e la sicurezza che, in gran parte, devono restare territorio esclusivo dei  medici e dei professionisti sanitari.

         Proponiamo una grande iniziativa che, a partire dal coinvolgimento di tutte le rappresentanze della nostra professione, raccolga intelligenze, esperienze e competenze di altre culture, da noi in più occasioni coinvolte, per definire un Manifesto della Medicina, del Medico,   della Sanità dei prossimi dieci anni.

         Dovrà, questo,  costituire la piattaforma delle nostre proposte per il governo dei cambiamenti, finalizzato a proteggere i principi fondanti di quel  patto civile, sociale e tecnico-professionale tra professione e sanità e tra sanità e paese, che ha in questi decenni promosso e sostenuto diritti di cittadinanza e coesione sociale.

         Riteniamo che questo sperimentato e virtuoso protagonismo della professione, se serio e responsabile,  sia un servizio utile  e necessario  al paese ed alle sue istituzioni per sciogliere i nodi senza tagliare la corda.

Ripensare il modello di federalismo sanitario e di  Azienda Sanitaria per una nuova Governance del diritto alla tutela della salute

         Rileviamo che la riforma federalista ha compiuto 10 anni, e li dimostra proprio tutti, perché ancora molto lontana da quel concreto efficientamento delle istituzioni pubbliche del Paese,  dal realizzare trasparenza nelle responsabilità di governo e di spesa, dal riavvicinare storiche differenze socio-economiche nell’accesso ai diritti di cittadinanza.

          Oggi, a 20 anni dalla sua nascita, l’Azienda sanitaria, con buona pace di una certa prosopopea, è più una forma che un formato, in buona sostanza un contenitore rivelatosi inadeguato alla gestione del suo contenuto e in quota parte  del suo stesso prodotto.

          In altre parole questo modello di organizzazione non ha compiuto, e forse non poteva, un salto di qualità restando mestamente al palo come un mero strumento  più di controllo contabile  che di sviluppo dei fattori produttivi tra i quali i suoi professionisti,  del tutto subalterna ad un avvitamento economicistico ed etero guidata nel management  dall’asset politico dominante di turno.

         Questa impostazione andrebbe quanto meno rivisitata in alcuni assunti prendendo atto ricalibrandola  attorno alla specificità della produzione e dei produttori, orientandone a struttura, le funzioni manageriali e le dinamiche produttive verso un modello di “ azienda di servizi”.

Sinteticamente indichiamo anche come campi di  impegno:

-                    Ammodernamento del sistema formativo pre-laurea e specialistico in linea con il Documento di Consenso che ha concluso il Convegno del Dicembre 2010;

 -                    La valorizzazione del sistema ECM quale strumento di garanzia della qualità della professione rafforzando ruoli e compiti dei nostri Ordini ( Progetto di nuovo Accordo Stato Regioni 2012 );

 -                    Progettazione ed attuazione di programmi formativi ECM FAD-blended gratuiti per allargare l’offerta formativa ai nostri professionisti attraverso il Provider Omceo in Rete, che in ambito Medico ed Odontoiatrico può ragionevolmente collocarsi tra i più importanti ( nell’ultimo triennio quasi 70.000 partecipazioni con erogazione di circa 1.100.000 crediti );

 -                    Perseguire l’obiettivo di restituire serenità e fiducia ai medici e ai cittadini attraverso un governo efficace del rischio connesso all’esercizio di attività sanitarie, contrastandone tutti gli elementi costitutivi. E’ di particolare cogenza un assetto equo, efficace e accessibile della copertura della responsabilità civile oggi prevista per ogni professionista quale obbligo legislativo;  

 -                    Compimento del progetto di regolamentazione delle Medicine Non Convenzionali secondo le linee guida approvate dal Consiglio Nazionale;

 -                    Compimento del progetto per l’accreditamento  istituzionale delle Società Scientifiche.

                           Proponiamo dunque al vostro consenso una squadra, nel segno di una  sostanziale continuità di persone e progetti,  nella radicata consapevolezza che la nostra proposta non coglie tutte le disponibilità e  le competenze in campo  pur essendo  esse  risorse preziose che intendiamo in ogni caso reclutare, con pari dignità, nei processi di costruzione delle politiche professionali.

                  Il nostro programma, al di là di  questa parziale didascalica rappresentazione, di fatto è una costellazione  dei   tanti cantieri che abbiamo aperto, per irrobustire le fondamenta etiche, civili e tecniche della nostra professione e  per tutelarne al contempo   autonomia,  responsabilità,  qualità e indipendenza.

                  “Abbiamo in questi anni scavato in terre dure, aride, spesso indifferenti quando non esplicitamente  ostili. Il  programma  e l’impegno con cui ci proponiamo al vostro consenso è  quello di chiudere  questi cantieri per “fine lavori” e consegnare  queste  opere alla professione e al Paese”.

Text Box: Francesco Alberti
Antonio Avolio
Ezio Casale
Salvatore Onorati
Amedeo Bianco 
Maurizio Benato
Giuseppe Augello
Awad  Hussein Musa
Sergio Bovenga
Luigi Conte
Nicolino D’Autilia§
Raimondo Ibba
Antonino Maglia
Guido Marinoni
Gianluigi Spata
Roberto Stella
Bruno Zuccarelli

Martedì 6 Marzo 2012  | Corsi residenziali                                                         
Incontri di aggiornamento tra MMG e Specialisti

Finalmente stanno per iniziare i corsi residenziali a piccoli gruppi, accreditati ECM, nati dal lavoro del tavolo territorio–ospedale dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Como. A questo progetto hanno attivamente lavorato i rappresentanti della Medicina del territorio, della ASL di Como e degli Enti Ospedalieri. Scopo di questa iniziativa è quella di offrire l’opportunità al MMG di vivere una formazione più pratica e a stretto contatto con i Colleghi Ospedalieri dando l’opportunità a entrambi di uno scambio culturale e di esperienze vissute nella pratica clinica.
Dei progetti proposti, in accordo con la Direzione della nostra ASL, solo quelli di gastroenterologia e di cardiologia saranno riconosciuti nel piano formativo obbligatorio per i MMG, mentre gli altri sono corsi liberi, accreditati ECM, per chi desideri approfondire le tematiche proposte.
E’ utile ricordare che questo progetto è proposto in fase sperimentale per il 2012 e può contare sulla disponibilità dell’Ospedale Sant’Anna di San Fermo e Cantù, dell’Ospedale Valduce di Como, del Fatebenefratelli di Erba e dell'Ospedale di Gravedona e che la sua buona riuscita dipenderà dalla attiva partecipazione di tutti Noi.
E’ pertanto importante, date le modalità innovative del progetto e la grande disponibilità dei Colleghi Ospedalieri e della dirigenza della Asl e degli Ospedali della nostra Provincia, che il progetto possa contare su un’ampia adesione dei MMG anche nell’ottica di poterli ripresentare in futuro.
Per i corsi di gastroenterlogia e cardiologia le iscrizioni dovranno pervenire alla ASL tramite il portale formazione già presente nel portale medici, per gli altri si effettueranno presso l’Ordine secondo le modalità riportate.
Un sentito ringraziamento alle Direzioni Generali di ASL e Ospedali, ai Direttori delle U.O. e all’ U.O. di formazione e accreditamento dell’Ospedale Sant’Anna che hanno reso possibile l’attuazione di questo progetto.

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