Il Progetto NAIF  (Nuovi Abusi Informazione Formazione):
storia, attualità e prospettive nel territorio comasco

Autore: Walter De Agostini.  Medico presso il Servizio Dipendenze, Dipartimento ASSI  e presso Ser.T/ Distretto di Cantù. ASL della Provincia di Como.

Riassunto: nell'articolo viene illustrato il Progetto NAIF del Dipartimento ASSI - Servizio Dipendenze dell'ASL della Provincia di Como, nelle sue articolazioni e strategie nel territorio comasco. Viene illustrato il sito NAIF che affronta il problema dei nuovi abusi da sostanze nell'adolescenza, nei suoi aspetti epidemiologici, biologici e psico-relazionali con i pari e con gli adulti. In particolare viene sottolineata l'importanza della prevenzione specifica, dei possibili trattamenti e del ruolo che il medico di medicina generale può svolgere nella rete dei servizi sulle problematiche legate alla tossicodipendenza, all'abuso alcolico e alle nuove droghe.

IL PROGETTO

Avendo riscontrato l’esistenza di nuove modalità di abuso e dipendenze da parte dei giovani nella zona dei Distretti sociosanitari di Erba, Mariano Comense, Cantù, attraverso l’analisi di precedenti interventi di strada da parte dei Comuni e dell’ASL di Como, si è rilevata la necessità di fornire una risposta più adeguata ai nuovi bisogni emersi in questo territorio, salvaguardando gli aspetti positivi delle esperienze pregresse. Queste ultime sono state valutate in stretta collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni del territorio e si è pensato di definire due progetti ASL, integrati con gli interventi di Educativa, attivati nei Progetti gestiti dai Comuni di Cantù, Mariano C.se, Erba: “Unità di Strada-Nuovi Consumi” (2000-2002) e "Alza le antenne, attacca la spina" (2002-2004).

 

NAIF: 2000-2002    NAIF 2: 2002-2004

I Progetti sono stati elaborati e finanziati sul Fonda Lotta alla Droga, in corso di realizzazione da

parte del Dipartimento ASSI, Servizio Dipendenze, nelle sue articolazioni distrettuali.

 Obiettivi:

1.       l’approfondimento della conoscenza del fenomeno e della sua evoluzione nella comunità locale.

2.       la rilettura del “sistema” dei Servizi di cura A.S.L. (Ser.T e Servizi alcologici) con aggiornamento, formazione degli operatori, in tutte le sfere di competenza, in relazione alle nuove possibili domande di cura e alle nuove modalità di approccio al problema.

3.       lo sviluppo di un “sistema di prevenzione primaria, secondaria e di trattamento sui nuovi abusi” adeguato alla realtà in itinere.

 

 Targets:

 -    persone adolescenti - giovani con problematiche legate a nuove modalità di abuso e di

      dipendenze da sostanze psicoattive legali ed illegali;

-     gli adulti con ruolo sanitario, educativo, di aggregazione sociale e di controllo sociale;

-      gli operatori dei Ser.T e dei Servizi alcologici  dell’A.S.L.

 

ARTICOLAZIONE DEL PROGETTO

Ø       Attivazione di 3 “sportelli di ascolto” rivolti principalmente ai giovani presso i Comuni di Cantù, Mariano Comense, Erba, Ponte Lambro, in luogo neutro strutturalmente rispetto al Servizio di cura per le Tossicodipendenze dell’ASL (Ser.T).

 

SPORTELLI:

§         Mariano Comense: presso l' Informa-giovani – Spazio Lavoro, Corso  Garibaldì. Martedì dalle h.18.00 alle h. 20.00

§         Ponte Lambro: presso il Distretto ASL,  Via Verdi. Giovedì dalle h.17.00 alle 19.00

§         Cantù: presso uffici ASL, Via Cavour. Ingresso dal cortile. Venerdì dalle h. 17.00 alle 19.00

Uno psicologo ed un educatore del Ser.T accolgono i giovani per fornire informazioni e orientamento. Nel caso si configuri una richiesta di aiuto relativa ad un problema di abuso e di dipendenza subentra l’accompagnamento al Servizio di cura competente per territorio, Sert o Servizio Alcologico distrettuale ASL, con la presa in carico da parte di tutte le figure professionali necessarie.

Fondamentale l’integrazione di tale intervento con quello di Educativa di strada, attivato dal Comune di Cantù, di Mariano C.se, di Erba per informare i giovani di questa opportunità, dopo il

primo contatto e quindi l’eventuale invio.

Ø       Predisposizione e attivazione di uno Spazio di documentazione, di consulenza, di orientamento sulle problematiche dei nuovi abusi, allestito presso il Ser.T del Distretto di Mariano, sede del Coordinamento del Progetto, funzionalmente collegato a tutti i Distretti socio-sanitari via internet e rivolto al target “Mondo Adulto” con ruolo educativo e socio-sanitario nei confronti degli adolescenti e dei giovani del territorio.

Ø       Attivazione via internet di pagine informative sul Sito apposito del Centro di Documentazione dell'ASL sul problema dei nuovi abusi e sulle iniziative del Progetto, consultabili da giovani,  dalla popolazione, dal mondo adulto con ruolo educativo e socio-sanitario. (www.asl.como.it. - link: prevenzione tossicodipendenze-)

Nelle pagine informative sono affrontati gli aspetti epidemiologici, psicologici, sociali e medici dei nuovi abusi; in particolare è stata inserita una tabella con la classificazione delle nuove droghe, in base alla composizione chimica, alla via di somministrazione, agli effetti, alla possibilità di dare addiction.

Ø       Attivazione di una supervisione clinica per l’équipe operativa del progetto costituita da operatori dei Ser.T. dei Distretti sociosanitari di Cantù, Mariano C.se, Erba (medici, psicologi, educatori), alla quale possono presenziare anche gli operatori di strada del contestuale Progetto comunale.

Ø       Attivazione di una consulenza psichiatrica  all’interno dei Ser.T. di Mariano C.se, di Cantù, di Erba, di Appiano Gentile e di Como.

Ø       Realizzazione di un Corso di formazione rivolto a tutti gli operatori ASL del Servizio Dipendenze provinciale. Hanno partecipato al corso 62 operatori (medici, psicologi, educatori, assistenti sociali, infermieri professionali) dei Ser.T e dei Servizi Alcologici della Provincia di Como.

Ø       Sensibilizzazione, contatti, corsi di informazione ed orientamento con alcuni “Target chiave“ del mondo adulto.

In particolare: l’Ufficio Formazione dell’ASL, i Direttori e Referenti ASSI dei Distretti dell’ASL, il Dipartimento dei Servizi Sanitari di Base, il Presidente dell’Ordine dei Medici di Como, il Prefetto e il Referente del NOT, il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Como per la Regione Lombardia, i Presidi e i Referenti per l’Educazione Sanitaria  delle Scuole Medie Superiori dei Distretti di Mariano Comense, di Cantù, di Erba, di Olgiate Comasco, i Direttori degli Istituti Professionali dei Distretti di Erba, Mariano Comense e Cantù, gli Enti del Privato Sociale della provincia di Como, gli ambiti lavorativi, i Dipartimenti di Emergenza, di Medicina Interna, del 118, l'Unità operativa della Pediatria dell’Ospedale S. Anna.

In generale le proposte di collaborazione alla realizzazione del Progetto sono state accolte favorevolmente secondo i rispettivi campi di competenza. Anche per questo si è pensato di elaborare un testo di riferimento sulle problematiche inerente i nuovi abusi, che potrà essere distribuito ai targets suindicati, negli incontri di informazione e di orientamento, condotti da operatori del Servizio Dipendenze e in un Convegno che si terrà nell’autunno del 2003. Il testo, che ha per titolo “Gli adulti e i nuovi abusi da sostanze nell’adolescenza: storia, attualità e prospettive nel territorio comasco” potrà essere uno strumento importante di informazione e di orientamento sulle unità di offerta del Progetto, sulle problematiche biologiche, psicologiche, sociali, psicopatologiche e mediche correlate ai  nuovi abusi e potrà dare indicazioni di strategie di approccio preventivo e curativo ai targets suindicati. In particolare le strategie formative e preventive sui nuovi abusi sono state presentate a diversi Collegi dei Docenti alla fine dell’anno didattico 2001-2002 e sono stati realizzati quattro corsi di in-formazione ed orientamento con 80 Insegnanti delle Scuole Medie Superiori e degli Istituti professionali dei Distretti di Mariano C.se., Cantù, Erba ed Olgiate Comasco. Con gli Enti del Privato Sociale della Provincia di Como sono in corso contatti e collaborazioni in vista di un corso informativo e di orientamento sulle problematiche in oggetto che si terrà dopo l’estate. Con il Mondo del Lavoro si sono presi contatti e pubblicizzato il Progetto, in particolare gli sportelli e lo spazio informativo: anche la sensibilizzazione in questo settore ci sembra fondamentale soprattutto per quei giovani che entrano precocemente nel mondo del lavoro, e per questo hanno meno possibilità di informarsi in senso critico sulle problematiche dei nuovi abusi rispetto al mondo della Scuola.

Alcuni dati epidemiologici dei Servizi distrettuali
di cura per le tossicodipendenze

Dai dati epidemiologici rilevati all’interno dei Ser.T., nel corso del 2001, si evince l’incidenza significativa di nuovi utenti di età inferiore ai 25 anni, che affluiscono direttamente alle articolazioni distrettuali del Servizio Dipendenze. In particolare: nel Sert di Cantù: 12 casi, nel Sert di Mariano: 14 casi, nel Sert di Appiano Gentile: 18 casi, nel Sert di Erba: 18 casi, nel Sert di Como: 32 casi, nel Sert di Menaggio: 12 casi. I dati estrapolati indicano la possibile nuova percezione da parte di questi nuovi utenti della fruibilità del Ser.T, e quindi verosimilmente il graduale attenuarsi del senso di etichettamento per un Servizio non più vissuto come un centro per soli eroinomani. L’analisi dei casi ha permesso di definire alcune tipologie nuove di abusi: la predisposizione alla comorbilità psicopatologica correlata ai nuovi abusi, l’assunzione periodica, preferenzialmente nei week-end, di alcolici, amfetamine e THC, il poliabuso in età precoce di eroina, cocaina, cannabinoidi e alcol, l’uso continuativo di eroina fumata, come “cobret“, che induce una sindrome astinenziale profonda, senza rischi correlati alla via parenterale, l’uso di inalanti, in particolare nitroderivati, venduti come “popper”.

Tali dati evidenziano la necessità di un ampliamento di spazi funzionali all’interno del Servizio Dipendenze adeguati a dare risposte sempre più qualificate ai bisogni e alle domande di questa nuova tipologia di utenti.

 

IL MEDICO DI FAMIGLIA: OPERATORE  ESSENZIALE NELLA RETE DEI SERVIZI

Sulla base delle esperienze internazionali, che indicano che vi è un ruolo possibile ed utile del medico di fiducia di medicina generale per l’attuazione di attività di prevenzione, di diagnosi precoce e di cura delle tossicodipendenze e dei nuovi abusi da sostanze, il presente articolo pone all’attenzione di tutti gli attori istituzionali e non l’esigenza di stabilire una forte collaborazione tra i centri specialistici deputati alla prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze (Ser.T), i medici di base, i servizi sociali comunali, le farmacie comunali e private, il privato sociale operante nel campo, i servizi ospedalieri. Nei Distretti dell’ASL della provincia di Como operano molti medici di famiglia, che hanno i propri ambulatori, in singolo o in associazione, capillarmente posizionati su tutto il territorio. Tra i compiti fondamentali del medico di medicina generale ci sono quelli dell’educazione sanitaria, della promozione alla salute, della prevenzione delle malattie e della cura. Essi sono effettuati con interventi singoli e/o con invio alla rete sanitaria. Compito del medico di medicina generale è anche quello dell’attivazione dei servizi socio-sanitari delle ASL e del Comune per ciò che riguarda assistenza domiciliare sanitaria, assistenza sociale domiciliare, assistenza agli anziani.

Nella nuova formazione per l’accesso alla professione di medico di Medicina Generale è, nell’ambito della formazione di stampo europeo, inserita una formazione teorico pratica anche presso i Ser.T territoriali. E’ prevista inoltre nella convenzione della medicina generale una apposita norma contrattuale, da attivare in sede regionale, per incentivare il medico di medicina generale alla cura delle tossicodipendenze e dell’alcolismo.

La figura propria del Medico di Medicina generale è per lo più identificata quale medico fiduciario dell’intero nucleo familiare adulto (dai 12 anni in su) e figura conosciuta ed identificata nella vita di relazione sociale nell’ambito territoriale, dove opera e dove per lo più abita.

Sulla base di tali considerazioni, si ritiene assai utile l’attivazione dei medici di medicina generale, con specifica formazione, nelle seguenti aree d’intervento per i propri pazienti:

 

1.       prevenzione intesa come informazione alle famiglie riguardo le sostanze stupefacenti anche attraverso materiale informativo cartaceo sugli effetti e sulle modalità attuali d’uso di sostanze psicoattive legali ed illegali vecchie e nuove;

2.       prevenzione intesa come informazione – dissuasione riguardo soggetti considerati a rischio, quali adolescenti ed adulti che la conoscenza dei medici di medicina generale ritiene, per approfondimento relazionale, in situazione di preallarme (abbandono scolastico, disagio sociale, problematiche familiari, difficoltà di interazioni interpersonali) con offerta di materiale specifico per target di età e con eventuale invio ad unità di offerta istituzionali e a strutture specialistiche;

3.       distribuzione alle persone coinvolte indirettamente (familiari di assuntori di droghe, di tossicodipendenti, di abusatori o dipendenti da alcolici) di materiale informativo e di orientamento sulla rete dei servizi, unità operative disponibili nei territori distrettuali dell’ASL;

4.       diagnosi precoci di comportamento d’abuso e di stadi iniziali di tossicodipendenze. Può capitare, infatti, da parte di questi soggetti, specie nelle fasi di astinenza da oppiacei o da incidenti di percorso, come crisi d’ansia, di panico, di agitazione psicomotoria, di ipertermia, d’insonnia soprattutto per le cosiddette “nuove droghe” rivolgersi al medico di medicina generale per richieste di cure farmacologiche (psicofarmaci in genere).

5.       Attivazione diretta da parte del medico di medicina generale della rete dei servizi: sportelli di ascolto e Ser.T in primis, Privato sociale, Gruppi di auto aiuto;

6.       invio ai Ser.T di soggetti segnalabili in base all’art.121 del T.U. 309/90;

7.       trattamento con farmaci sostitutivi. Il medico di medicina generale, in collaborazione con il Ser.T attraverso la stipulazione di un contratto terapeutico, potrà trattare direttamente con farmaci il proprio paziente tossicodipendente. Dovrà trattarsi di persone stabilizzate nella loro cura farmacologica sostitutiva con metadone (gli altri farmaci sostitutivi, quali il LAAM e la buprenorfina non sono attualmente prescrivibili dal medico di medicina generale, essendo il primo non ancora disponibile in Italia ed il secondo di esclusivo utilizzo nei Ser.T), che abbiano dato prova di comportamenti corretti con la struttura di assistenza (Ser.T), che abbiano un percorso socio-riabilitativo in atto, che accettino in toto il contratto terapeutico personalizzato in un numero massimo di 3 pazienti tossicodipendenti per ciascun medico di medicina generale.

 

Conclusioni

“Tutte le cose erano insieme; poi venne la mente (nòos) e le dispose in ordine”.
( Anassagora, Diog. Laer, Vite dei Filosofi, II, cap. III ).

Il rapporto tra adolescenza e sostanze psicoattive legali ed illegali, con il quale ci confrontiamo, come operatori, nella pratica quotidiana si caratterizza per nuove modalità d’uso ed abuso e si connota per la sua complessità derivante dalle numerose implicazioni di carattere culturale, politico, pedagogico, medico, psicologico, socio-educativo. I limiti della nostra conoscenza e della nostra preparazione ci portano a descrivere, attraverso diverse modalità, la co-presenza, nella sfera biologica, di componenti somatiche, psichiche e relazionali. Il termine N.A.I.F., che indica Nuovi Abusi Informazione Formazione, accanto a quella di Nòos (mente) può contenere la trama di quel che appare come un intreccio significativo della natura dell’adolescenza, nel suo malessere e  nel suo benessere. La comprensione e l’analisi di quest’intreccio e del suo manifestarsi sono tappe irrinunciabili nella teoria, nella pratica clinica e preventiva. Il percorso formativo rivolto al mondo adulto prevede un’informazione di base sulle unità di offerta del Progetto NAIF, un orientamento e una documentazione aggiornata sui principali aspetti dei nuovi abusi, nonché, a richiesta, consulenze da parte degli operatori dei Ser.T territoriali. Si ritiene che tale percorso sia importante per realizzare efficaci interventi interdisciplinari e multidisciplinari nelle realtà della Scuola, del Privato Sociale, del Lavoro, ad integrazione di quelli istituzionali di cura ed in linea con le nuove indicazioni del Piano Socio Sanitario. La partecipazione ad un percorso formativo, nuovo ed aggiornato nei contenuti, consente la reale messa in pratica delle acquisizioni teoriche nelle proprie realtà cliniche, socio-sanitarie, educative e preventive. Offre, inoltre, una costante verifica delle difficoltà incontrate ed il confronto con  persone che operano in settori diversi, comunque in contatto quotidiano con i giovani e gli adolescenti. L’itinerario proposto nasce da esperienze in parte già sperimentate, anche se finora forse troppo frammentarie, ma soprattutto dal bisogno di dare risposte qualificate ai referenti adulti con cui gli adolescenti ed i giovani si confrontano quotidianamente.

Vi è l’urgente esigenza di costruire funzioni e strutture sempre più aperte e circolari, adeguate alla realtà in continua evoluzione. Ma le funzioni e le strutture sono opera degli uomini, dei professionisti, dei volontari che lavorano in questi settori; se non ci sono ancora funzioni e strutture completamente adeguate, ciò è segno anche della scarsa lettura clinica e preventiva che, a volte, gli operatori fanno del tossicodipendente e di chi semplicemente inizia ad usare o abusare di droghe. Costoro non devono essere aprioristicamente “etichettati”, né tanto meno essere emarginati, perché sono innanzitutto persone: spesso accanto e sotto la droga c’è una mancanza d’identità, che non esclude la presenza di valori ed ideali positivi. Secoli or sono i Greci avevano apposto sull’architrave del tempio di Delfi l’epigrafe: ”conosci te stesso”. L’identità è ciò che tutte le persone cercano da sempre. Operatore della prevenzione, allora, non è solo il professionista dei servizi, ma lo può diventare anche il genitore, l’insegnante, il rappresentante del mondo del lavoro, il volontario, ecc. Clinico è colui che si occupa della persona e la mette al centro della propria osservazione per utilizzare al meglio i propri strumenti professionali ed umani per quella persona. Un nuovo codice di lettura del fenomeno che cerchiamo di prevenire e curare è fondamentale perché si segua una strada efficace, valutabile in termini di promozione alla salute. Il progetto NAIF vuole essere uno strumento ed un’occasione di incontro, di confronto e di  training formativo dei diversi stili e metodologie della ricerca biomedica, socio-psicologica ed educativa-animativa, al fine di trattare i temi in modo aggiornato e corrispondente alle variegate esigenze del tempo presente. L’orientamento che si intende promuovere esclude sia un acritico eclettismo, sia una eccessiva semplificazione del fenomeno, nella speranza di una possibile capacità di integrare le reciproche competenze al fine di offrire servizi adeguati al giovane, che vive una fase così complessa e difficile come l’adolescenza. La realizzazione concreta di sinergie e di integrazioni tra realtà socio-sanitarie, educative e culturali è il presupposto per dare risposte sempre più qualificate alle persone della Comunità locale: il senso di appartenenza alla stessa passa anche e soprattutto per il trasferimento di valori professionali ed etici dagli adulti ai giovani, che si guardano e ci guardano. E’ indispensabile, allora, realizzare una politica giovanile complessiva, volta a migliorare la qualità di vita di tutta la popolazione e soprattutto elaborata attraverso un continuo dialogo ed ascolto dei giovani, attraverso le loro associazioni spontanee, le forme aggregative esistenti ed una efficace comunicazione con loro, negli ambiti istituzionali, come le Scuole. Esiste la possibilità di influenzare la condizione giovanile, nel senso di arricchire e migliorare l'ambiente in cui crescono le nuove generazioni: si tratta di trovare il modo di dare "espressione a bisogni profondi ed a problemi altrimenti inespressi", che finiscono spesso per produrre un disagio vissuto individualmente o condiviso in piccoli gruppi, col ritiro dalla vita relazionale o col rifiuto rabbioso e sdegnoso verso un ambiente sociale, percepito come estraneo e assurdo.

Gli strumenti per dare espressione a questi profondi bisogni possono essere:

·         spazi sociali adatti ad essere utilizzati e gestiti in modo il più possibile autonomo, in cui possano essere incoraggiate ed intraprese esperienze teatrali, musicali, culturali, attività che valorizzino soprattutto le risorse locali. Queste attività dovrebbero essere pensate e gestite, promuovendo la partecipazione attiva del maggior numero di soggetti sociali, quali scuole, associazioni, volontari, imprenditori, sindacati, ecc.

·         progetti volti alla valorizzazione dell'ambiente, che coinvolgano larghe fasce sociali non solo con attività di volontariato, ma con obiettivi che mobilitino risorse pubbliche, nel quadro di una sempre maggiore salvaguardia delle particolarità naturali, artistiche, culturali del territorio, quali patrimonio comune e fruibile da ognuno.

·         forme di consultazione e contatto più efficace tra le strutture socio-sanitarie e la popolazione giovanile, tale da migliorare l'educazione alla salute, la consapevolezza e l'informazione sulle tematiche riguardanti la salute e una quanto più precoce presa in carico di problemi socio-sanitari.

       La collaborazione tra i diversi ambiti delle realtà territoriali è presupposto per creare cultura informativa, formativa, operativa, per realizzare progetti mirati e dare risposte concrete e qualificate ai bisogni delle persone. Solo indirizzi sempre più integrati, nel rispetto delle competenze, saranno in grado di stimolare ed influenzare positivamente coloro che operano, a vari livelli, nelle sfere decisionali, della politica sanitaria e sociale.

Ogni operatore cerchi, per quanto gli è possibile, di vedere, osservare, scoprire le risorse e le competenze proprie e dell'altro, possa soprattutto aiutare il giovane e l'adolescente a scoprire queste potenzialità da se stesso e in se stesso, perché l'adolescenza, così come ogni età, è un'infinita idea di creatività e di libertà”.

E' l'augurio che, in qualità di operatore della salute, faccio a me stesso e a tutti coloro che avranno il desiderio e la pazienza di leggere questo articolo, che ha semplicemente lo scopo di creare, per quanto ci è possibile, sinergie di collaborazione, atte a realizzare progetti concreti per coloro che chiedono servizi competenti ed efficaci.

BIBLIOGRAFIA

 ·         Servizio Tossicodipendenze di Erba, a cura di M. Orsenigo: “Giovani e territorio”. 1994, F. Angeli Ed.

·         DSM IV: Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

·         Barry Guze "Handbook di psichiatria" Edizione Italiana a cura del Prof. P. Pancheri Mediserve, 1994.

·         G. Luigi Ponti "Compendio di Criminologia Clinica". Raffaello Cortina Editore, 1995.

·         Richard Shader "Manuale di terapia psichiatrica" Edizione italiana a cura del Prof. Eugenio Aguglia, Menarini 1996.

·         A cura di C. Maggini e A. Pintus. Scritti di Gabbard, Maggini, Pintus, Widiger "I disturbi di personalità "NOOS Aggiornamenti in psichiatria. Volume 7, n° 2, Aprile-Giugno 2001 Il Pensiero Scientifico Editore

·         C. Niolu, A. Siracusano, G. Villa " Continuità-discontinuità dei disturbi psicopatologici tra età adulta ed età infantile". NOOS. N° 11. Aggiornamenti in Psichiatria.

·         "Aggressività, Droga, Violenza". Medicina delle Tossicodipendenze. Marzo, Giugno 2000, anno VIII, n° 26-27.

·         A. Ditadi, M. Cibin “Il ruolo dell’Infermiere nei Servizi per le Tossicodipendenze”. Rivista: Salute e Prevenzione.

·         “Il medico di Medicina generale e le tossicodipendenze: quale ruolo nella rete dei servizi.” Presentazione Congresso, Roma, Sala della Protomoteca del Campidoglio, 5 Luglio 2002.

  

INDIRIZZI UTILI

 

CENTRO DI INFORMAZIONE, DOCUMENTAZIONE,
ORIENTAMENTO E CONSULENZA NAIF

Tel. 031.591049, 031.701080, 031.755418

Responsabile del Progetto: dr. Giuseppe Ballabio;
Responsabile scientifico: dr. Walter De Agostini

 DISTRETTO DI CANTU’

SERT: Via Alciato. Tel. 031.701080

 DISTRETTO DI MARIANO COMENSE

SERT. Via C. Battisti. Tel. 031.755418

 DISTRETTO DI ERBA

SERT. Equipe Alcologica. Via Trieste Angolo Prealpi. Tel. 031.640921

 DISTRETTO  DI OLGIATE COMASCO

SERT. Appiano Gentile. Via N. Sauro, 2. Tel. 031.931384

 DISTRETTO DI COMO

Ser.T Via S. Brigida. N.3. Camerlata (Como). Tel. 031.590641

NOA Via Castelnuovo 1. tel. 031.370680

 DISTRETTO DI DONGO

SERT di riferimento: SERT di Menaggio

Equipe Alcologica. Via Gentile. Tel. 0344. 82031

 DISTRETTO DI MENAGGIO

Ser.T. Via Cipressi 11 (ang. Via Diaz). Tel. 0344.369159


TERAPIA PALLIATIVA CON RADIONUCLIDI DELLE SINDROMI DOLOROSE DA METASTASI OSSEE

Dr.L.Barsacchi*, Dr.E.Bianchi*, Dr.M.Cacciatori§, Dr.E.Cagna*, Dr.L.F.Cazzaniga*, Dr.A.Corso*, Dr.D.Cosentino*, Dr.A.Ostinelli§, Dr.M.Prina*, Dr.L.Scandolaro*, Dr.M.A.Trombetta*, Dr.M.C.Valli*

* U.O.Radioterapia e Medicina Nucleare - Azienda Ospedaliera S.Anna Como

§ U.O.Fisica Sanitaria - Azienda Ospedaliera S.Anna Como

Dal mese di Dicembre 2001 viene utilizzato presso l’Unità Operativa di Radioterapia Oncologica e di Diagnostica Medico Nucleare dell’Azienda Ospedaliera S.Anna di Como il radiofarmaco 153Samario-EDTMP per la terapia palliativa delle sindromi dolorose da metastasi ossee.

Abbiamo deciso di partecipare al “PROGETTO SAMARIO” che, come studio osservazionale, raggruppa i centri di Medicina Nucleare e di Radioterapia che eseguono terapia radiometabolica. Questo studio è promosso dall’AIMN (Associazione Italiana di Medicina Nucleare) ed è coordinato dal Prof. A. Piffanelli, responsabile dell’U.O. di Medicina Nucleare dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria S.Anna di Ferrara.

Dal Dicembre 2001 al Dicembre 2002 sono stati trattati con 153Sm-EDTMP presso la nostra Az. Osp. 37 pazienti (19 femmine; 18 maschi) con dolore osseo secondario a metastatizzazione scheletrica da carcinoma mammario o prostatico.

Ricordiamo le indicazioni cliniche a questa terapia:

-     pazienti con neoplasia mammaria o prostatica che presentino accumuli dovuti a metastasi alla scintigrafia ossea effettuata non oltre un mese prima del trattamento radiometabolico;

-     dolore nella sede di lesioni singole o multiple;

-     quadro ematologico con valori di emoglobina >9g/dl, G.B.>3200/mm3, PLT>130000/mm3;

-     pazienti con aspettativa  di vita di almeno 3-6 mesi, in condizioni generali medio-buone in   

      base all’indice di Karnofsky.

Abbiamo trattato anche un paziente affetto da ca. gastrico con secondarismi ossei, perché non più responsivo alle altre terapie.

Ricordiamo inoltre le controindicazioni:

-         assenza scintigrafica di lesioni secondarie;

-         presenza di metastasi extrascheletriche;

-         età <18 anni;

-         attesa di vita <3 mesi;

-         presenza di fratture patologiche;

-         gravidanza o allattamento;

-         quadro ematologico non permissivo;

-         insufficienza renale o valori di creatininemia >1.5mg/dl;

-         chemioterapia e/o terapia con bifosfonati terminata da meno di un mese;

-         controindicazione relativa è l’incontinenza urinaria.

-         ipersensibilità agli elementi del radiofarmaco

Nei primi tre pazienti il trattamento è stato condotto in regime di ricovero presso il nostro reparto, senza che siano stati segnalati  problemi di ordine radioprotezionistico. Successivamente la terapia è stata eseguita ambulatoriamente, con iniezione di Samario per via e.v. lenta (durata 1-2 min) tramite ago-cannula. I pazienti vengono trattenuti presso la Medicina Nucleare, nella sala di attesa “calda”, per circa 4 ore dopo l’iniezione.

La verifica della risposta alla terapia è stata ottenuta valutando alcuni parametri:

-     riduzione della sintomatologia dolorosa mediante la compilazione settimanale, da parte del paziente, della Scala Visivo-Analogica (SVA), ovvero una scala che misura l’intensità del dolore e il disturbo che arreca; la SVA consiste in una linea non graduata, lunga 10 cm, sulla quale le due estremità raffigurano l’una l’assenza di dolore e l’altra il dolore massimo immaginabile. Il paziente traccia un segno su questa linea, indicando così il livello di dolore da lui avvertito.

-     variazione della qualità di vita tramite compilazione settimanale del questionario TIQ (Therapy Impact Questionnaire);

-     riduzione del consumo dei farmaci antidolorifici;

-     rivalutazione dell’indice di Karnofsky;

-     scintigrafia ossea dopo 3 mesi;

-     il paziente deve eseguire e comunicare o telefonicamente o con fax l’esame emocromocitometrico ed il valore della creatininemia, settimanalmente, per le prime 4-5 settimane dopo la terapia; sarà inoltre visitato ambulatoriamente a distanza di 1, 3 ed eventualmente 6 mesi dalla terapia.

Per quanto concerne la valutazione della sintomatologia algica, abbiamo registrato, nel mese successivo alla terapia, i seguenti risultati:

-         scomparsa del dolore (RC) nel 20% circa dei pazienti

-         remissione parziale del dolore (RP >75%) nel 70% circa dei pazienti

-         non variazione del dolore (NC) nel 10% circa dei pazienti

In tre pazienti è stato osservato un miglioramento del quadro scintigrafico a tre mesi; negli altri casi il quadro era sovrapponibile od in progressione.

In generale abbiamo osservato una modesta e transitoria mielodepressione, nessun grado IV di tossicità ematologia secondo la scala WHO; solamente in due pazienti abbiamo registrato valori di PLT <61000 alla 40-50 settimana; in due pazienti abbiamo registrato valori di G.B. <1500 dopo 3-4 settimane settimane dalla terapia.

Nel corso dell’anno sono deceduti 5 pazienti, di cui 4 pazienti per progressione di malattia sia a livello intra che extra-scheletrico ed 1 paziente per IMA.

La terapia radiometabolica con 153Sm-EDTMP si è dimostrata semplice da somministrare, con modesti effetti collaterali ed efficace per la palliazione del dolore da secondarismi ossei; la maggior parte dei pazienti trattati ha mostrato remissione delle algie, con conseguente riduzione della terapia medica antidolorifica ed evidente miglioramento della qualità di vita.

Uno dei prossimi impegni che ci prefiggiamo è senz’altro quello di migliorare la gestione di questi pazienti a livello interdisciplinare, con una più attiva collaborazione delle numerose figure professionali (radioterapista, medico nucleare, oncologo, medico di famiglia, chirurgo, anestesista, fisioterapista), tutte ugualmente fondamentali per garantire la migliore qualità di vita possibile ai pazienti.

 Bibliografia:

 -  AIMN- Studio Osservazionale Multicentrico sulla Terapia Radiometabolica delle Metastasi Ossee

   II Fase della rilevazione: triennio 2001-2003.

 -  E. B. Silberstein: “Painful osteoblastic metastases: the role of  Nuclear Medicine”

   Oncology, vol 15, number 2, february 2001; pp 157-163.

 -  A.N. Serafini: “Systemic metabolic radiotherapy with Samarium-153 EDTMP for the treatment                

   of painful bone metastasis”

   The Quarterly Journal of  Nuclear Medicine, vol 45, number 1, 2001; pp 91-99.