Lunedì 19 Settembre
2011
| Aggiornamento
Corso Fad sull'Audit Clinico

Sulla piattaforma FadInMed è disponibile anche il secondo step del Corso Fad sul Governo clinico, quello sull’Audit clinico (12 crediti ECM), promosso da FNOMCeO in collaborazione con Ministero della Salute e Ipasvi. Anche questa iniziativa viene proposta inizialmente solo in modalità web, ma nei prossimi mesi il corso potrà essere seguito anche su un volumetto da richiedere con procedura telefonica automatizzata alla Federazione, volumetto che conterrà il test di valutazione da inviare per fax. Come accedere A “ FadInMed”. Ricordiamo che accedere a FadInMed è semplice. Chi ha già frequentato il corso sulla RCA-Root Cause Analysis può utilizzare lo stesso PIN per registrarsi all’Audit. Per coloro i quali accedono per la prima volta ai corsi Fad della FNOMCeO è obbligatorio passare dal sito della Federazione (www.fnomceo.it), dove si verrà riconosciuti e dal quale si arriverà direttamente alla scheda di registrazione sulla piattaforma tecnologica. Compilata la scheda, si riceveranno direttamente alla propria e-mail le password per entrare nel programma. Da questo momento in poi si potrà accedere direttamente alla piattaforma (www.fadinmed.it) senza più passare dal sito della Federazione. Una volta entrati (dopo aver inserito la propria password) basta cliccare su “vai ai corsi” o direttamente su Audit Clinico (o nel caso su RCA-Root Cause Analysis) per svolgere le proprie attività formative. Si ricorda che è fondamentale seguire l’iter propedeutico consigliato per affrontare le varie attività proposte nel percorso Una volta terminato il corso si avrà la conferma del superamento direttamente dalla piattaforma. Ciascun professionista potrà poi scaricare e stampare il proprio attestato, con i relativi crediti, che risulterà firmato dal Presidente del proprio Ordine provinciale. Non è previsto un termine entro il quale concludere il percorso. L’unica scadenza è quella relativa al periodo di validità online che è di un anno (entro tale periodo pertanto dovrà essere concluso). In caso di esito negativo si può di nuovo accedere al corso in qualunque momento senza alcun bisogno di re-iscrizione.
Luglio
2011
| Università
Un anno in meno per specializzazione medicina

Percorso di studi più corto per gli aspiranti medici: la specializzazione durerà un anno in meno, ci sarà la possibilità di svolgere il dottorato contemporaneamente alla specializzazione e il tirocinio di tre mesi che oggi si svolge dopo la laurea sarà incorporato nella stessa. Sono le principali novità della riforma del percorso di studi di medicina illustrate stamani, a Palazzo Chigi, dai ministri dell'Istruzione, Mariastella Gelmini e della Salute, Ferruccio Fazio. "Si tratta - ha spiegato Fazio - di una riforma strutturale che consente l'ingresso dei giovani nel lavoro con grandissimo anticipo immettendoli nel Servizio Sanitario Nazionale, anche se con contratti a termine e ciò ci mette in linea con gli altri paesi industrializzati". Il ministro Gelmini ha sottolineato come questa misura sia volta "non al risparmio economico ma di tempi". "Riusciremo a coniugare - ha detto - due esigenze: il rafforzamento della qualità e il risparmio di tempo da parte degli studenti". La durata dei corsi di specializzazione viene avvicinata a quella europea: le specialità chirurgiche passano da 6 a 5 anni, quelle mediche da 5 a 4 anni o 3 per alcune aree particolari. Continua, inoltre, un lavoro di selezione per garantire che soltanto le sedi più qualificate dal punto di vista scientifico possano ospitare le scuole di specializzazione (in 3 anni si è passati da 1.800 a 1.100 scuole). D'intesa con il Cun (Consiglio universitario nazionale) saranno definiti ordinamenti delle scuole che prevedano una maggiore partecipazione degli specializzandi all'attività professionale, con un modello 2+2 o 3+2 e cioé con una prima metà di formazione più teorica, seguita da una seconda metà dedicata all'attività diretta dello specializzando. In sostanza, dopo due o tre anni di specializzazione, lo studente potrà cominciare a lavorare all'interno dell'ospedale. "Si crea - ha spiegato Fazio - la figura del medico 'resident', quella che vediamo in tutte le serie televisive". Altra novità della riforma è la possibilità di svolgere durante l'ultimo anno di specializzazione anche il dottorato. In questo modo si consente allo specializzando di accorciare ulteriormente il percorso di studi e di entrare nel mondo del lavoro ancora più rapidamente, come accade all'estero. Per quanto riguarda la laurea, l'intenzione dell'Italia è quella di confermare la durata di 6 anni del percorso, mentre il tirocinio valutativo di tre mesi, che oggi si svolge dopo la laurea, dovrebbe essere incorporato nella stessa. L'esame di laurea, quindi, inglobando anche l'esame di Stato, permetterebbe di conseguire una 'laurea abilitante'. "Questa scelta, però - ha precisato Gelmini - dovrà avvenire previo confronto in sede europea, dove è già in atto il dibattito, in modo da garantire l'uniformità delle scelte del nostro ordinamento con quelle dell'Europa". Quando otterrà il via libera comporterà un consistente risparmio di tempo: oggi, infatti, lo studente che si laurea a febbraio del sesto anno, quindi in corso, non può concorrere alle prove di ammissione per le scuole di specializzazione che si svolgono a marzo poiché deve ancora svolgere il periodo di tirocinio. Di fatto, dunque, lo studente perde un intero anno prima di poter partecipare al concorso di specializzazione. E sul risparmio di tempo conseguente al pacchetto di novità, il ministro Fazio ha fatto un esempio concreto: "Attualmente uno studente che si immatricola a 19 anni, si laurea a 25. Deve effettuare l'esame di Stato dopo sei mesi, quindi a 25-26 anni. Poi si iscrive alla specializzazione, dalla quale uscirà a 31-32 anni. Con le nuove regole, a 27 anni è già nel mondo del lavoro e a 29-30 si è specializzato". Si recuperano dunque circa tre anni rispetto alla situazione attuale.
Mercoledì 20 Luglio
2011
| CReOspedale di Cantù
Al via i lavori per il blocco operatorio

Il 25 luglio inizierà l’intervento di ristrutturazione edilizia delle tre sale operatorie collocate nell’edificio “R” e del tetto sovrastante per un investimento aziendale pari a 450mila euro. All’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù sospesi da oggi i parti e da venerdì gli interventi chirurgici fino al 5 settembre. La contrazione dell’attività è necessaria per consentire l’avvio dei lavori del Blocco Operatorio nell’edificio “R”, dove saranno ristrutturate le tre sale operatorie e il tetto sovrastante, come ricordato nella conferenza stampa di stamattina svoltasi alla presenza del direttore sanitario aziendale Giuseppe Brazzoli, del direttore medico di presidio Patrizia Figini, del direttore del Dipartimento Materno –Infantile aziendale Renato Maggi e del referente per la riorganizzazione dell’area ostetrico-ginecologica Roberto Tagliabue.
Le partorienti potranno recarsi, eventualmente, all’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, dove troveranno anche i ginecologi di Cantù. L’Azienda Ospedaliera ha previsto anche di spostare parte del personale delle Chirurgie al Sant’Anna, in un’area dedicata, dove saranno ricoverati i pazienti in carico all’ospedale di Cantù dei reparti di Chirurgia, Ortopedia, Otorinolaringoiatria e Ginecologia. E’ prevista comunque nel presidio canturino la presenza di un chirurgo di guardia sia per le consulenze sia per eventuali interventi d’emergenza su pazienti non trasportabili. Inoltre, è a disposizione un’ambulanza in più h24 oltre a quelle di cui è già dotato il presidio, è stato potenziato il personale del Pronto Soccorso e incrementata l’offerta di prestazioni ambulatoriali in ambito ostetrico-ginecologico.
“Ci scusiamo con la popolazione per il disagio – ha sottolineato il direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale Sant’Anna” di Como Giuseppe Brazzoli -, ma la sospensione temporanea dell’attività del Punto Nascita e di quella operatoria fino al 5 settembre e il loro trasferimento al Sant’Anna consentiranno all’Azienda e ai nostri operatori di seguire i pazienti del presidio di Cantù seppure in un’altra sede, con tutti i comfort, sicurezza e servizi di cui hanno bisogno. L’obiettivo, però, che sta dietro a questo “sacrificio” rappresenta un passo importante per l’ospedale. Il presidio a settembre avrà sale operatorie ristrutturate e modernizzate”.
Oggi è stato presentato ufficialmente anche il progetto di riorganizzazione delle divisioni di Ostetricia e Ginecologia del presidio ospedaliero di Cantu e di San Fermo della Battaglia , al quale i medici e le ostetriche stanno lavorando da qualche tempo. “Detto progetto – ha spiegato il project leader Roberto Tagliabue - intende valorizzare entrambe le Divisioni applicandovi i principi del modello dell'intensità di cura sia per quanto riguarda l'ambito ostetrico sia quello ginecologico”.
Ciò sarà possibile partendo da alcune premesse fondamentali:
1) collaborazione tra le équipe sia mediche che ostetriche
2) condivisione e applicazione di protocolli assistenziali sia in ambito ostetrico che ginecologico
3) presenza di gruppi di lavoro impegnati nei diversi settori specialistici (oncologia- uroginecologia-chirurgia mini invasiva - patologia riproduttiva benigna-ginecologia dell'infanzia dell'adoloscenza- endocrinologia) col fine di analizzare i vari casi clinici e valutare le opportunità assistenziali nei due presidi
4) incremento, soprattutto per il presidio di Cantu', di prestazioni ambulatoriali
5) creare il centro dell’Azienda per la violenza sessuale e domestica
6) ulteriore miglioramento organizzativo del centro di Riproduzione Medicalmente Assistita, già eccellenza dell'Azienda.
Si tratta di un progetto impegnativo che intende applicare tutte le logiche dipartimentali e aziendali facenti parte della mission dell'Azienda Sant'Anna, superando definitivamente quelle del singolo ospedale.
I lavori
L’intervento edilizio del presidio di Cantù, grazie al quale le tre sale del blocco operatorio saranno rinnovate per quanto riguarda l’aspetto strutturale, è quello riguardante l’edificio “R”, costruito nel 1920. Si tratta di opere di manutenzione straordinaria e di adeguamento delle coperture esterne del fabbricato, nonché dell’adeguamento di impianti meccanici ed elettrici a servizio del comparto operatorio, del rifacimento dei controsoffitti all'interno delle sale operatorie e della sostituzione degli infissi esterni. L’investimento aziendale è di 450mila euro.
Inoltre, conclusi questi lavori, si potrà avviare un altro cantiere per la realizzazione di una nuova torre ascensore a servizio di altre opere di adeguamento impiantistico dell’edificio “M”, si tratta di un potenziamento dei collegamenti verticali dal seminterrato al secondo e ultimo piano dello stabile. L’intervento comprende anche il rifacimento della pensilina di copertura dell’ingresso ambulanze. I lavori partiranno a metà settembre ed è prevista l’installazione di un nuovo montaletti, principalmente a servizio dei reparti di Ostetricia e Medicina.
L’importo dei lavori è di 700mila euro ed è finanziato grazie alla Cassa Rurale di Cantù come anticipazione di fondi Stato-Regione stanziati per l’edilizia sanitaria. L’istituto di credito ha donato recentemente all’ospedale complessivamente un milione di euro.
Aprile
2011 | Medicina
Difensiva
Risultati del sondaggio

Innanzitutto ringraziamo i 439 colleghi che ci hanno risposto ( il numero è molto significativo). E questo dimostra l’interesse per tale argomento. I Medici sono così suddivisi :
Categoria Percentuale
Medici Medicina Generale 45%
Medici Ospedalieri 40%
Liberi Professionisti 12%
Odontoiatri 9%
Medici Pronto Soccorso: 3%
Altro 1%
con una maggioranza di risposte dei Medici di Medicina generale di 197 , pari al 45 % dei partecipanti. L’età maggiormente rappresentata è tra i 46 e 55 anni, età in cui il professionista ha una esperienza ormai consolidata.
Età Percentuale
Tra 46 e 55 anni 40%
Tra 56 e 65 anni 34%
Tra 35 e 45 anni 15%
< 35 anni 9%
> 65 anni 2%
Particolarmente significativa è la percentuale dei Medici che hanno subito almeno una aggressione fisica : 66 colleghi, pari al 15%.
Aggressione Fisica Percentuale
Una volta 10%
Più di una volta 5%
Mai 85%
Questo dato ci deve far riflettere su come sta cambiando il rapporto tra medico e paziente. I casi eclatanti, riportati dai mass-media confermano questa tendenza. Si sta formando nell’immaginazione collettiva una sorta di onnipotenza della medicina moderna per cui il medico dovrebbe essere in grado di gestire tutte le variabili delle malattie con i mezzi a disposizione ed evitare tutte le complicanze da queste generate. Risulta difficile da parte dei pazienti e dei parenti accettare la morte come la fine inevitabile di un ciclo vitale complesso.
Una ulteriore conferma viene dal dato delle percentuali di minacce e aggressione verbale a cui sono sottoposti i medici :
Minacce Percentuale
Più di una volta 22%
Una volta 17%
Mai 61%
Particolarmente significativo appare il dato delle “ aggressioni verbali” intese come pressioni da parte di pazienti o parenti nell’indurre i Medici a prescrizioni incongrue, il più delle volte dettate più dall’ansia sul proprio stato di salute, che non da scelte ponderate. Oggi siamo circondati da una serie di informazioni mediche che sfuggono da regole cliniche e di buon senso e che spingono ad una eccessiva medicalizzazione e ad un uso eccessivo e a volte ad un abuso di farmaci. Anche il ricorso, a volte inappropriato alle cure del Pronto Soccorso, ne è una testimonianza. Le trasmissioni televisive, i telefilm, la pubblicità e Internet in primis, ci propongono modelli di salute globale ben differente dalla realtà di tutti giorni.
Aggressione Verbale Percentuale
Più di una volta 60%
Una volta 22%
Spesso 4%
Mai 14%
Aggressione Verbale da parte di chi Percentuale
Pazienti 42%
Parenti 41%
Colleghi 1%
Mai 16%
In Italia, dal 1994 al 2007, il numero di incidenti, segnalati alle imprese assicurative per responsabilità civile in campo sanitario, è balzato da 9.500 a 30mila, con un incremento del 200% (Fonte Ania, l'associazione delle imprese assicurative, 2009). E le segnalazioni riguardano, per lo più, singoli medici, non strutture sanitarie. E allora il medico si difende, lo fa aumentando le prescrizioni diagnostiche o le visite specialistiche per evitare contenziosi con i pazienti (come si vede dalle seguenti tabelle):
Percentuali utilizzo Medicina Difensiva per evitare contenziosi Percentuale
Dal 25 al 50% 60%
Dal 50 al 75% 14%
Oltre il 75% 2%
Mai 24%
hanno utilizzato la Medicina Difensiva tra il 25 e 50% ben 263 medici (60%).
Non siamo chiaramente a livello degli USA ma anche da noi il ricorso alle vie legali ,in casi di solo sospetto errore medico, sta diventando quasi una consuetudine.
Tipologie di esercizio della Medicina Difensiva Percentuale
Esami Strumentali 35%
Visite Specialistiche 34%
Esami Laboratorio 33%
Farmaci 20%
Ricoveri 8%
Note: in questa domande erano consentite scelte multiple
Il ricorso a strumenti extragiudiziali per la risoluzione delle controversie è divenuto indispensabile anche allo scopo di evitare l'immediato ricorso al tribunale. Non a caso, il risarcimento del danno derivante da responsabilità medica rientra tra la materie per le quali, a partire da Marzo 2011, è obbligatorio tentare preventivamente la mediazione civile.
Definizione che Identifica lo Stress della Professione Medica Percentuale
Sola valutazione clinica insufficiente senza tecniche diagnostiche 40%
Rischio esposti e denunce 35%
Prevaricazione e pressione dei pazienti o dei parenti 25%
Sulla base di questi dati e con i grossi limiti che un tale sondaggio può avere, appare una situazione che ci deve far riflettere sia nel recuperare il rapporto di fiducia tra Medico e paziente, sia nel considerare che la medicina difensiva debba essere ritenuta un fenomeno da arginare nell'interesse del medico, del paziente e anche delle casse dello Stato: in Italia, infatti, la medicina difensiva pesa per oltre il 10% sulla spesa sanitaria.
Mercoledì
9
marzo
2011 | Paul Klee
Quando la malattia ispira nuovi capolavori

Due occhi profondi come abissi, che ci guardano dalla tela con aria interrogativa e spaesata. Le due linee nere che attraversano del tutto il dipinto segnano il viso, lo "marcano" con una X, come a volerlo cancellare. I colori sono autunnali, sofferti. È "Gezeichneter", conosciuto come "L'uomo segnato": il primo quadro dipinto da Paul Klee dopo la diagnosi di sclerodermia, nel 1935. Un autoritratto dell'uomo di fronte alla malattia, l'avvio di una nuova fase nella vita e nell'arte del grande pittore svizzero. Tutto, secondo alcuni storici dell'arte e della medicina, iniziò due anni prima, nel 1933. Klee, dopo aver vissuto la giovinezza a Berna dov'era nato, ai primi del '900 si era trasferito in Germania, diventando, nel 1930, professore all'Accademia d'Arte di Düsseldorf. Apprezzato e seguito dai suoi studenti, Klee era felice; ma nel 1933 il Partito Nazionalsocialista lo incluse nel novero degli artisti "degenerati". Rimosso dal suo incarico, nel dicembre del 1933 Klee tornò in Svizzera, deluso e amareggiato. Depresso, si direbbe oggi. Tanto che questo, secondo molti, contribuì a scatenare la malattia, un anno e mezzo dopo: nell'estate del 1935 Klee fu colpito da una violenta broncopolmonite, si indebolì, vide cambiare l'aspetto del suo viso. La pelle si fece più tesa e rigida, la bocca parve assottigliarsi, il naso più affilato.
La Diagnosi - Klee andò da Oskar Naegeli, dermatologo all'Università di Berna, e fui lui probabilmente il primo a riconoscere la sclerodermia, senza però rivelarlo all'artista. Ma davvero Klee può essersi ammalato per colpa dello stress? «Non ci sono dati certi, ma l'esperienza ci insegna che un forte stress, pur non essendo la causa diretta della sclerodermia, può far "esplodere" la malattia e accelerarne il decorso - commenta Raffaella Scorza, responsabile del Centro di riferimento regionale per le Malattie autoimmuni sistemiche all'Ospedale Maggiore di Milano -. Una separazione, un lutto, anche una grossa difficoltà finanziaria o un licenziamento in tronco sono tutti elementi che spesso si ritrovano nella storia dei pazienti, poco prima dell'esordio della sclerodermia». La malattia, pur essendo grave, risparmiò le mani del pittore, consentendogli di continuare a dipingere. Solo nel 1936 la produzione artistica ebbe una battuta d'arresto: appena 25 quadri, perché la patologia lo aveva sfinito. Poi però, dal 1937 e fino alla morte, nel 1940, il pittore lavorò con un rinnovato impeto, tanto che un quarto dell'intera produzione artistica di Klee arriva dagli anni di convivenza con la malattia. Che cambiò, e molto, i suoi quadri.
Le Opere - Abbandonata la musicalità e i colori vibranti di acquerelli come "Scheidung abends" (Separazione di sera) o "Fraulein" (Signorina), negli ultimi tre anni di vita Klee mise su tela una lunga analisi sul dolore, la morte, l'abisso dell'ignoto. Ecco irrompere rossi drammatici, linee nere perentorie e misteriose. Anche i titoli seguirono il percorso di riflessione intrapreso: "Pensando al futuro", "Catastrofe della Sfinge", "Maschera: dolore". Nel 1938 la sclerodermia costrinse il pittore ad alimentarsi di cibi liquidi o semiliquidi: non riusciva più a inghiottire, perché la malattia "indurisce" gli organi interni e nel suo caso aveva colpito l'esofago. E i polmoni: bastava pochissimo movimento per provocargli il fiatone. Il pittore si sentiva in equilibrio su un filo sottile, come l'omino ritratto con poche linee in "Des Ubermutes", "Gli spiriti elevati": un punto esclamativo marca la soddisfazione nel riuscire a combattere la battaglia contro la malattia, ma c'è anche l'acuta consapevolezza che basta un minimo errore per cadere. Pochi comprendevano l'arte di Klee, anche in quegli ultimi anni: i critici, in Svizzera, lo bollarono come schizofrenico. Lui rispose tenendo una sorta di diario pittorico della malattia e dipingendo tele come "Ein Doppel-Schreier", "Doppio grido", un urlo disperato di fronte al crepuscolo della vita e del mondo (i sussulti della seconda guerra mondiale erano alle porte); come "Weinende Frau", "Donna che piange", una sinfonia di colori freddi; o come "Tod und Feuer", "Morte e fuoco", uno degli ultimi dipinti. Bocca, occhi e naso di un teschio grigiastro disegnano la parola TOD, morte; il fuoco della guerra si avvicina e anche Klee si prepara alla fine. ADDIO TRISTE - Alcuni degli ultimi quadri ritrovano la natura, i fiori, i colori, in un addio alla vita triste ma consapevole. A maggio del 1940, durante una vacanza a Locarno, il pittore peggiorò e venne ricoverato. Morì il 29 giugno, dopo appena cinque anni dall'esordio della sclerodermia. Fino a trent'anni fa per questa malattia c'era ben poco da fare. «Soprattutto per le forme più aggressive come quella dell'artista - osserva Scorza -. Oggi le cose sono molto cambiate e il 90% dei malati può sopravvivere oltre 20 anni. La malattia compare spesso fra i 50 e i 60 anni, ma c'è un picco anche fra i più giovani, tuttavia i pazienti in cui porta velocemente a insufficienza respiratoria, ulcere e problemi gravi sono meno dell'1%. Fondamentale per migliorare le prospettive di vita è stata anche la diagnosi precoce: oggi è raro che la malattia venga riconosciuta tardi, quando ci sono già i sintomi cutanei o a carico degli organi interni». A Paul Klee non è andata così: chissà, altrimenti, quanti quadri avrebbe potuto ancora regalarci. Elena Meli (corriere della sera)
Lunedì 14