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Archivio News Scientifiche 2011
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Ottobre
2011
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News Scientifiche

Anziani, rischio declino cognitivo e depressione da Fa
La fibrillazione atriale (Fa) non soltanto è associata al rischio di sviluppare declino cognitivo nell'anziano, ma può anche essere considerata come un fattore di rischio per demenza e depressione, anche in assenza di storia medica di pregressi ictus. Lo rivela uno studio condotto da un'équipe del policlinico Umberto I di Roma (università La Sapienza) coordinata da Vincenzo Marigliano. Nella ricerca sono stati coinvolti 26 pazienti con diagnosi di fibrillazione atriale (parossistica, persistente, permanente) e 31 soggetti in ritmo sinusale, arruolati come controlli. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti al Multidimensional geriatric assessment allo scopo di valutarne le funzioni cognitive e comportamentali. L'analisi statistica dei dati ha dimostrato una maggiore frequenza di decadimento cognitivo latente nei pazienti affetti da fibrillazione atriale, anche in assenza di disturbi della memoria. In particolare i pazienti con fibrillazione atriale ottenevano, alla Mini mental state examination (Mmse), punteggi significativamente inferiori a quelli dei controlli in ritmo sinusale e, sulla Geriatric depression scale (Gds), score superiori a quelli dei soggetti senza fibrillazione atriale, evidenziando inoltre un maggiore rischio di depressione. Questi risultati, dunque, dimostrano che nell'anziano esiste un'associazione statisticamente significativa tra fibrillazione atriale, depressione e decadimento cognitivo in fase precoce.
Settembre
2011
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News Scientifiche
Chads(2) predittivo di ictus anche senza fibrillazione atriale

Il punteggio Chads(2) - normalmente utilizzato per calcolare il rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale (Fa) - è predittivo di Tia e ictus anche nei soggetti senza Fa e con malattia coronarica (Chd) stabile. Lo dimostra uno studio condotto da Christine C. Welles dell'università di California (San Francisco), e collaboratori, i quali hanno calcolato i punteggi Chads(2) - in cui si assegna 1 punto per ciascuna delle seguenti condizioni: scompenso cardiaco congestizio, ipertensione, età =/> 75 anni, diabete; e 2 punti in caso di stroke o Tia pregresso in 916 pazienti extraospedalieri non in terapia anticoagulante con Chd stabile e assenza di Fa. L'outcome primario preso in considerazione è stato il tempo trascorso fino alla comparsa di un ictus o un Tia su un follow-up medio di 6,4 anni. Su un follow-up totale di 5.821 anni-persona, 40 individui hanno avuto un ictus ischemico o un Tia (tasso: 0,69/100 anni-persona). A confronto dei pazienti con bassi score Chads(2), ossia intorno a 0-1, quelli con punteggi intermedi (2-3) ed elevati (4-6) hanno mostrato un tasso aumentato di eventi ischemici neurologici, anche dopo aggiustamento per età, fumo, terapia antiaggregante, uso di statine e di inibitori del sistema renina-angiotensina (con un hazard ratio, rispettivamente, di 2,4 e di 4,0). La capacità discriminativa del modello è risultata simile a quella delle curve pubblicate relative a coorti di soli pazienti con Fa. Il tasso di eventi nei soggetti senza Fa con elevati score Chads(2) (5-6) è risultato paragonabile ai valori pubblicati per pazienti con Fa e score Chads(2) moderati (1-2), una popolazione nota per trarre benefici da trattamenti per la prevenzione dell'ictus. Questi dati - sostengono i ricercatori - dovrebbero far concentrare gli sforzi affinché sia chiarito se le terapie di prevenzione dell'ictus o lo screening per Fa silente possano essere di beneficio per soggetti con Chd stabile e alti punteggi Chads(2). Am Heart J, 2011; 162(3):555-61
Agosto
2011
| Tumore al seno
Si potra' scoprire senza radiazioni

Un nuovo tipo di scanner che
individua meglio di una mammografia il
cancro al seno: senza bisogno di
radiazioni, utilizzando soltanto raggi
infrarossi ed energia termica. Lo hanno
sviluppato alcuni scienziati israeliani
dell'istituto Real Imaging, ottenendo
risultati piu' che confortanti dalla
sperimentazione su 2500 pazienti: la
tecnologia e' risultata essere efficace
nel 92 per cento dei casi, rispetto all'
80 per cento della mammografia
tradizionale per la quale si utilizzano
i raggi-X. Gli studiosi hanno scoperto
che le donne con un tumore al seno
producono segnali diversi sulla
superficie della pelle, che vengono
rilevati dalla macchina senza entrare in
contatto con la mammella. Il dispositivo
è anche destinato ad ottenere un
"sigillo ufficiale" di approvazione da
parte dell'Unione europea entro fine
anno: cio' permettera' l'utilizzo nei
principali ospedali di Londra,
Barcellona e Parigi. Nel frattempo Due
ricchi uomini d'affari britannici, David
e Simon Reuben, hanno investito 11
milioni di sterline nel progetto, dopo
aver scoperto che una loro familiare ha
sviluppato un cancro al seno.
Giugno
2011
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News Scientifiche
Verso una terapia su misura
della fibrillazione atriale
La terapia farmacologica della
fibrillazione atriale (Fa), al
centro di un simposio al 42°
Congresso Anmco di Firenze, sta
cambiando in modo significativo:
grazie all'avvento di nuovi
farmaci come dronedarone,
infatti, è possibile istituire
una terapia su misura, mirata
alle caratteristiche cliniche
del paziente. «Questo
antiaritmico» spiega Giovanni
Luca Botto, direttore dell'U.O.
di Elettrofisiologia
dell'ospedale S. Anna di Como «è
stato il primo a dimostrarsi di
grande impatto su outcome
clinici come morte,
ospedalizzazione e ictus, eventi
più frequenti nei soggetti
over65 in cui l'Fa è spesso
associata a ipertensione,
infarto miocardico, angina,
scompenso, vasculopatia
periferica». Ecco perché
dronedarone è oggi ritenuto di
prima scelta nei pazienti
anziani con comorbilità. «In
soggetti di età minore senza
danno strutturale si può
ricorrere ad antiaritmici più
potenti per ripristinare il
ritmo sinusale e ridurre la
sintomatologia, anche se le
linee guida suggeriscono di
iniziare sempre, in assenza di
cardiopatia, con dronedarone».
Un'altra innovazione consiste
nel disporre di un solo per
farmaco per affrontare sia la
strategia di controllo sia la
frequenza. «Dronedarone
controlla il ritmo e ha
eccellenti capacità di controllo
della frequenza, responsabile
del cardiopalmo. In tali
condizioni, anche se il ritmo
non è controllato, nell'anziano
non vi sono sintomi, né una
peggiore qualità di vita o
maggiori rischi di exitus». Il
farmaco, infine, ha un elevato
profilo di sicurezza. «Da tutti
gli studi clinici effettuati su
più di 6.000 pazienti è
risultato lo stesso grado di
rischio del placebo» conferma
Botto «mentre dall'analisi
post-marketing sono emersi, su
280.000 pazienti trattati, 2
casi di insufficienza epatica
non reversibile con necessità di
trapianto: sono effetti
rarissimi da reazioni
idiosincrasiche, non
prevedibili, che devono solo
motivare il prescrittore a
eseguire il monitoraggio degli
enzimi epatici, come va sempre
fatto in caso di farmaci
metabolizzati nel fegato».
Maggio
2011
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Anticoagulazione
Warfarin ed antibiotici urinari

Gli episodi emorragici costituiscono un effetto collaterale frequente nei pazienti anziani trattati con warfarin, e l’interazione tra warfarin ed altri farmaci può aumentare il rischio emorragico.Con un recente studio caso-controllo realizzato utilizzando dei database della provincia dell’Ontario, in Canada, è stato esaminato il rischio emorragico del tratto gastrointestinale superiore in pazienti trattati con antibiotici urinari ed in terapia continuativa con warfarin.Il campione era costituito da 134.637 pazienti di età ≥ 66 anni che assumevano warfarin da almeno 180 giorni continuativi; di questa coorte, 45.972 soggetti avevano ricevuto una prescrizione di almeno un antibiotico.Come casi attivi sono stati considerati i 2.151 pazienti ricoverati per emorragia del tratto gastrointestinale superiore, e per ognuno di loro sono stati identificati 10 controlli parificati per età e sesso.Rispetto a questi controlli, i casi attivi avevano ricevuto cotrimossazolo con una frequenza di circa 4 volte superiore (OR 3.84; IC 95% = 2.33-6.33). Anche la ciprofloxacina si è associata con un aumento di emorragie (OR 1.94; IC 95% = 1.28-2.95), mentre non si è registrata alcuna associazione significativa con amoxicillina, ampicillina, nitrofurantoina e norfloxacina.
Il commento a questo articolo:
Il cotrimossazolo è un farmaco ancora ampiamente utilizzato nelle infezioni urinarie e in altre infezioni (ad esempio le infezioni cutanee da stafilococco e quelle legate ad infezioni di ortesi).E' opportuno che il suo uso, nei pazienti anziani in terapia anticoagulante, venga evitato, così come quello della ciprofloxacina. Se non è possibile, si deve monitorare l’INR durante il periodo di antibiosi, visto che il rischio emorragico aumenta considerevolmente.
Maggio
2011
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Anticoagulazione
Test più ravvicinati per migliorare il
controllo

Il controllo dell’anticoagulazione orale
si può migliorare semplicemente facendo
rifare i test una settimana dopo aver
riscontrato un valore di INR fuori
norma, stando ai risultati di un ampio
studio che ha coinvolto oltre 100.000
pazienti in terapia con warfarin, da
poco pubblicato su Circulation:
Cardiovascular Quality and Outcomes. In
particolare, gli autori hanno studiato
104.541 pazienti in carico presso 100
centri della Veterans Health
Administration e hanno trovato che un
lungo intervallo tra un test e l’altro è
un marker di scarso controllo della
coagulazione sia se l’INR è troppo basso
(≤1,5) sia se è troppo alto (≥4,0).
Attualmente, non ci sono linee guida che
suggeriscano dopo quanto tempo far
rifare il test a un paziente con INR
fuori dai limiti, anche perché finora
non erano mai stati fatti studi per
stabilire l’intervallo ottimale tra un
test e l’altro. Il gap viene ora
parzialmente colmato da questo studio,
realizzato da Adam J. Rose, del Center
for Health Quality, Outcomes, and
Economic Research del Bedford VA Medical
Center di Bedford (Massachusetts), e
collaboratori. “Per quanto ne so” ha
detto Rose “si tratta del primo studio
di questo tipo e spero dia il via a un
dibattito su come trovare modi migliori
per curare i pazienti i terapia con
anticoagulanti orali”. Rose e il suo
gruppo hanno in precedenza validato un
modello aggiustato in base ai fattori di
rischio per misurare il tempo
all'interno del range terapeutico (TTR).
Il modello tiene conto di molte
possibili variabili che potrebbero
probabilmente influire sul TTR quali le
caratteristiche demografiche, il livello
di povertà, la distanza in macchina
dall’ospedale, le condizioni fisiche di
salute, quelle mentali, il numero di
farmaci assunti e il numero di ricoveri
subiti. Anche se il TTR è una misura
utile di outcome intermedio, non aiuta
necessariamente a migliorare i
risultati. Come misura di processo, che
sia cioè misurabile e che possa fornire
un’indicazione operativa, Rose e il suo
gruppo suggeriscono di utilizzare la
rapida ripetizione dei test di
coagulazione dopo un riscontro di valori
anomali di INR. Per il loro studio, gli
autori hanno calcolato l’intervallo
medio tra un test e il successivo sia in
caso di INR al di sotto dei limiti
(≤1,5) sia al di sopra (≥4,0) e hanno
scoperto una grande variabilità in
questo senso tra i diversi centri: da 10
a 24 giorni in presenza di un INR troppo
basso e da 6 a 18 in caso di INR troppo
elevato. In entrambi i casi, un
intervallo più lungo tra i test si è
associato a un peggior controllo della
coagulazione: rispettivamente una
riduzione dell’1,04% e dell’1,12% del
TTR per ogni giorno in più tra un test
l’altro (P<0,001). In generale, se l’INR
è molto al di là dei limiti, si
dovrebbero rifare i test entro una
settimana, se è leggermente fuori range
si possono aspettare 15 giorni” ha detto
Rose. I pazienti inclusi in
quest’analisi facevano parte della
coorte dello studio VARIA (Veterans
AffaiRs Study to Improve Anticoagulation),
eseguoto tra l’1 ottobre 2006 e il 30
settembre 2008. L’età media era di 72
anni e il 64% dei partecipanti era in
terapia anticoagulante a causa di una
fibrillazione atriale, il 27% per un
tromboembolismo venoso e il 9% per altre
ragioni. Il carico di comborbidità era
notevole, ma secondo Rose i dati del
loro studio possono essere estrapolati
ad altre popolazioni, grazie all’impiego
del modello aggiustato in base ai rischi
per la stima del TTR. Gli autori
concludono anche che se tutti i pazienti
fossero stati trattati in maniera
tempestiva, il TTR complessivo sarebbe
stato superiore del 5-10%, una
differenza che è stata associata a
miglioramenti significativi
dell’incidenza di eventi quali ictus,
tromboembolismo venoso, emorragia
maggiore e mortalità. Rose A, et al "Prompt
repeat testing after out-of-range INR
values a quality indicator for
anticoagulation care" Circ Cardiovasc
Qual Outcomes 2011; DOI: 10.1161/CIRCOUTCOMES.110.960096.
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