Archivio News Scientifiche 2005-2

Spinelli come fattore di rischio per le psicosi?
L'impatto dell'abuso di sostanze sull'esordio delle psicosi

La forte comorbidità tra psicosi e abuso di sostanze è stata identificata nelle psicosi precoci, facendo riemergere la questione della diretta associazione tra abuso di sostanze e esordio piscotico. Questa review apparsa su Schizophrenia Research è dedicata proprio all'impatto che l'abuso di sostanze può avere sull'esordio e il decorso delle psicosi precoci. Gli Autori sottolineano come l'ipotesi dell'utilizzo di sostanze come auto-medicazione (auto-terapia di una psicosi pre-esistente) sia stata messa in discussione da studi prospettici che hanno evidenziato una relazione dose-dipendente tra abuso di cannabinoidi e esordio schizofrenico (relazione peraltro indipendente dall'utilizzo di altre sostanze) e concludono che, oltre a far precipitare l'esordio di sintomi psicotici in soggetti sani, l'abuso di sostanze ne peggiora il decorso. Essi ribadiscono, infine, come sia importante, per i pazienti con doppia diagnosi (abuso di sostanze in pazienti + disturbi psichiatrici) poter attuare programmi specifici volti a potenziare l'efficacia della terapia.
Si torna a parlare di abuso di sotanze e esordio di psicosi, convinti della loro forte associazione da una fiorente letteratura che identifica soggetti vulnerabili su cui l'abuso di sostanze avrebbe effetti deleteri.

ISS - Istituto Superiore di Sanita' Infezioni da HPV (Papillomavirus Umani)

Dalla Diagnosi Precoce alla Prevenzione Primaria Le infezioni da papillomavirus umani (HPV) sono un'importante causa di tumori a livello dell'epitelio anogenitale, orofaringeo e cutaneo. Tra questi il cancro della cervice e' quello con maggiore prevalenza e costituisce la seconda causa di morte per cancro nel mondo. Lo screening per il cancro della cervice effettuato utilizzando il Pap test e l'esame pelvico ha ridotto l'incidenza di questa patologia nei paesi industrializzati ma non nei paesi in via di sviluppo dove l'incidenza e la mortalità per questa patologia rimangono molto alte. L'associazione del cancro della cervice con l'infezione dei cosiddetti HPV ad alto rischio, fornisce l'opportunita' per lo sviluppo sia di nuove tecnologie diagnostiche che di vaccini per la prevenzione e per la cura delle lesioni precancerose.
 

 

Fattori predittivi dell'infanticidio

L’infanticidio negli Stati Uniti ha un tasso di incidenza maggiore che in altri Paesi sviluppati. In Italia, l'interesse che la stampa nazionale ha mostrato verso i fatti di cronaca più o meno recenti induce a pensare che il fenomeno sia di grandi proporzioni anche nel nostro Paese. Di fatto, anche se molto si scrive, poco si sa sui fattori di rischio implicati, che sono l'oggetto di questa review, recentemente apparsa sull’ American Journal of Psychiatry. Gli Autori hanno considerato tutti gli studi condotti sui casi di infanticidio e neonaticidio (omicidio nei primi giorni di vita) nei Paesi industrializzati, e pubblicati in lingua inglese dal 1980. Dai risultati ottenuti sembrerebbe che le donne colpevoli di neonaticidio sono per lo più giovani, di modeste condizioni sociali, ragazze madri, che hanno ricevuto poca o nulla assistenza pre-natale. La review fa riferimento ad un database ampio e completo; quanto emerge è sicuramente attendibile. Tuttavia, il modello italiano sembra rispondere ad altri fattori, che non sembrerebbero solo sociali.
ACO

Friedman SH, Horwitz SM, and Resnick PJ. Child Murder by mother: a critical analysis of the current state of knowledge and a research agenda  Am J Psychiatry 162:1578-87
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=16135615&query_hl=1

Clopidogrel prima dell’angioplastica può ridurre la mortalità

Stoccolma (Reuters Health) – Il pretrattamento con clopidogrel (Plavix) prima di interventi coronarici percutanei (PCI) riduce il rischio di morte, infarto del miocardio (MI) o stroke prima e dopo l’angioplastica, secondo i risultati dello studio “Clopidogrel come Terapia Aggiuntiva PCI (CLARITY-PCI). I risultati, basati su una analisi di pazienti arruolati nello studio CLARITY, sono stati riportati al meeting annuale della Società Europea di Cardiologia e simultaneamente pubblicati sul Journal of the American Medical Association. Su 100 pazienti che si sono sottoposti al pre-trettamento con Plavix, “4 eventi sono stati prevenuti, eventi precedenti o seguenti l’intervento coronarico percutaneo”, riporta il Dr. Marc S. Sabatine del Brigham and Women’s Hospital di Boston. Lo studio CLARITY ha reclutato 3491 pazienti, dai 18 ai 75 anni, che si sono presentati entro 12 ore dall’inizio di IMA con sopraslivellamento ST (STEMI). Di questi pazienti, 1863 sono stati randomizzati con Plavix prima dell’angiografia e 930 randomizzati con placebo prima dell’intervento. Tutti i pazienti sono stati trattati con aspirina (150-325 mg il giorno 1, e 75-162 mg successivamente), terapia fibrinolitica (scelta dal medico) e 48 ore di eparina per pazienti trattati con fibrinolitico specifico. Plavix è stato somministrato con una dose iniziale di 300 mg e successivamente con una dose di 75 mg una volta al giorno. Il pre-trattamento con Plavix è stato associato con un’assoluta riduzione dell’incidenza di morte cardiovascolare, MI, o stroke dopo PCI del 2.6% (3.6% versus 6.2%; p=0.008). Inoltre, la strategia di pre-trattamento ha ridotto l’incidenza di stroke o MI prima di PCI (4.0% versus 6.2%; p=0.03). I pazienti sottoposti a Plavix hanno anche avuto una “significativamente alta riduzione di morte cardiovascolare, MI o stroke nel corso di 30 anni” (7.5% versus 12%; p=0.001)”. In un precedente rapporto al meeting 2005 dell’American College of Cardiology, gli investigatori dello studio CLARITY hanno riportato che l’aggiunta di Plavix alla terapia standard con aspirina e fibrinolitico portava ad una riduzione assoluta dell’incidenza dell’occlusione arteriosa , morte o secondo MI.

Oncologia. Irradiazione parziale accelerata del seno: buoni i risultati a breve termine

A seguito di un intervento di chirurgia conservativa per tumore mammario, l'irradiazione parziale accelerata del seno con brachiterapia a palloncino è associata ad esiti a breve termine favorevoli, con una tossicità minima ed una buona cosmesi. Comunque, la tendenza osservata verso lo sviluppo di infezioni richiede il trattamento antibiotico profilattico ed il piazzamento di un drenaggio al momento dell'impianto del palloncino. La scomodità delle cinque-sei settimane di trattamento radiante quotidiano a seguito di un intervento conservativo ha portato allo sviluppo di un protocollo di irradiazione mammaria parziale accelerata, che viene applicato in un massimo di 10 giorni. In base al presente studio, gli esiti a breve termine di questo tipo di brachiterapia supportano ulteriori studi che comparino l'irradiazione mammaria parziale accelerata con l'irradiazione mammaria completa standard nelle pazienti sottoposte ad interventi conservativi. (Arch Surg 2005; 140: 787-94)

 

Cardiochirurgia

Endocardite infettiva: rare recidive dopo chirurgia valvolare
Meno dell'uno percento dei pazienti sottoposti a chirurgia valvolare per endocardite infettiva attiva va incontro a recidiva. I dati disponibili indicano infatti che non è necessario un ciclo prolungato di antibiotici per i pazienti con risultati colturali negativi. La terapia antibiotica deve infatti attualmente essere proseguita per quattro-sei settimane dopo l'intervento, ma il presente studio mette in dubbio questa pratica, per la quale finora non erano stati effettuati studi sistematici. Di fatto, in base al presente studio, due settimane potrebbero bastare in tutti i casi, ed in casi selezionati i tempi potrebbero essere ulteriormente ridotti. (Clin Infect Dis 2005; 41: 187-94)

Infarto miocardico acuto, infiammazione attiva e diffusa nelle placche vulnerabili e stabili - Di CardiologiaOnline.it ( Xagena - Cardiologia )

Uno studio istopatologico, compiuto da Ricercatori dell’Università di Roma Tor Vergata ha verificato l’esistenza di infiammazione a livello dell’arteria coronarica nei pazienti morti per infarto miocardico, angina stabile cronica, o che sono morti per cause non-cardiache. Sono stati esaminati 544 segmenti di arterie coronariche di 16 pazienti con infarto miocardico acuto, 109 segmenti di 5 pazienti con angina stabile e 304 segmenti di 9 pazienti morti per cause non-cardiache. Nel gruppo infarto miocardico acuto sono stati trovati in media 6,8 segmenti vulnerabili per paziente, oltre alle lesioni alla base dell’infarto, contro 0,8 ed 1,4 segmenti vulnerabili per paziente nei gruppi angina stabile e con causa non-cardiaca, rispettivamente. Il gruppo infarto miocardico acuto, indipendentemente dal tipo di placca osservata, ha mostrato in modo significativo più infiltrati infiammatori rispetto ai gruppi angina stabile e cause non-cardiache. Nei pazienti con infarto miocardico, l’infiammazione attiva era non solo evidente nella lesione principale e nelle placche vulnerabili, ma interessava anche le placche stabili. Questo studio istopatologico ha dimostrato che sia le placche vulnerabili che le placche stabili, a livello coronarico, nei pazienti morti per infarto miocardico acuto sono diffusamente infiltrate da cellule infiammatorie.( Xagena ) Fonte: J Am Coll Cardiol

Vioxx: la parola ai tribunali

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
05/08/2005

La notizia. È cominciata ufficialmente la battaglia legale contro la casa produttrice del Vioxx: la prima udienza si è tenuta nella contea di Brazoria in Texas, dove Carol Ernest è comparsa come parte civile nel processo dello Stato contro la farmaceutica. Carol è la moglie sessantenne di Robert Ernest che è moto a 59 anni l’anno scorso mentre era sotto terapia Vioxx perché affetto da un serio disturbo di ordine reumatologico. “Quando ho letto delle prove che sono state presentate dalla Food and Drug Administration circa gli effetti collaterali del Vioxx, ho subito pensato che Bob è stato una vittima, che forse non sarebbero andate così le cose se lui non avesse preso quelle pillole”. Il New York Times segue la vicenda da vicino e ha mandato un inviato, Alex Berenson, a seguire la prima udienza del processo.

Il processo. Robert e Carol erano spostati da undici mesi quando lui è morto, racconta Berenson; “Mi sento molto in colpa, perché sono stata io a incoraggiare Bob a chiedere al suo medico di questo farmaco dopo aver visto una pubblicità”, ha dichiarato nel corso della sua deposizione la signora Ernest. Nel leggere l’articolo del New York Times si ha davvero l’impressione di essere nell’aula di tribunale soprattutto quando Berenson comincia a descrivere le domande a cui la signora Ernest viene sottoposta dal legale della difesa, Gerry Lowry.
Domande, come si dice nei film, atte a descrivere la personalità della vittima: rapporto con i figli avuti dalla prima moglie, tipo di lavoro, abitudini. Un occasione per scavare nela via di una persona che, qualunque vita conducesse, è stata vittima quanto meno di mancanza di accuratezza da parte della casa farmaceutica.

La storia. Della saga dei Coxib la nostra redazione si è occupata diffusamente. Ora che si è arrivati in tribunale e forse di questo caso si parlerà soprattutto per risarcimenti miliardari che, probabilmente, l’azienda farmaceutica sarà costretta a versare alle associazioni delle vittime. Non va dimenticato però cosa significhi immettere sul mercato un farmaco che, a pochi anni dal lancio, risulta dannoso. Vuol dire che qualcosa, in un processo lungo e complesso, non ha funzionato. Quando un nuovo prodotto farmaceutico viene immesso sul mercato, i dati riguardanti la sua efficacia e la sua tossicità si basano generalmente su quanto riscontrato nella somministrazione del prodotto ad alcune migliaia di persone che hanno partecipato a delle sperimentazioni finalizzate proprio alla valutazione di quel determinato farmaco. Nonostante i ricercatori non risparmino energie e risorse per mettere alla prova i nuovi composti, alcuni rari effetti collaterali indotti dalle sostanze sperimentate possono non essere identificati, così come esiste la possibilità che determinate interazioni tra i nuovi principi attivi e altri medicinali emergano soltanto nella cosiddetta fase “post-marketing”, in altre parole una volta che il farmaco sia stato approvato ed immesso in commercio. Per questa ragione il profilo di tollerabilità di un nuovo prodotto medicinale viene definendosi nel tempo, grazie ai dati della ricerca preliminare integrati con l’osservazione “sul campo” che i medici di tutto il mondo garantiscono quotidianamente. Si tratta della cosiddetta rete di farmacovigilanza che deve sentire tutta la responsabilità del proprio ruolo per ridurre al minimo i casi come quello del Vioxx.

Bibliografia. Widow of Vioxx patient is pressed by Merck lawyers. New York Times 4 Agosto.

Relazione tra qualità del trattamento anticoagulante e lo sviluppo della sindrome post-trombotica

Van Dongen et al., 2005, Journal of Thrombosis and Haemostasis, 3:939-942

 

Sommario.

Background: Circa il 30% di pazienti con un episodio di trombosi venosa profonda (TVP) adeguatamente trattato sviluppa la sindrome post-trombotica  (SPT) entro 2 anni. Durante il trattamento con antagonisti della vitamina K (VKA) i pazienti trascorrono solo il 60% del tempo con un valore di INR compreso tra 2.0 e 3.0. Abbiamo ipotizzato che pazienti che passano la maggior parte del tempo al di sotto di questo range abbiano un rischio aumentato di SPT.

Obiettivo: Studiare la relazione tra la qualità della terapia anticoagulante con VKA e il rischio di sviluppo di SPT.

Metodi: Il tempo passato al di sotto del range terapeutico è stato calcolato per pazienti con un primo episodio di TVP, che erano stati trattati con VKA per almeno 3 mesi. Al controllo di follow-up per un massimo di 5 anni, la presenza e severità di segni e sintomi di SPT sono state registrate.

Risultati: Un totale di 244 pazienti, con una durata media di follow-up di 4.9 anni sono stati inclusi  nell’analisi. Di questi, 81 pazienti (33%) hanno sviluppato SPT. Il modello multivariato ha mostrato che pazienti che passano più del 50% del tempo al di sotto di un valore di INR di 2.0 hanno un rischio più alto di SPT [odds ratio (OR): 2.71, 95% CI: 1.44-5.10].

Conclusioni: In pazienti con TVP, un trattamento di bassa qualità con VKA, che è una condizione comune, è associato a maggior incidenza  di SPT. Strategie con lo scopo di migliorare la qualità di anticoagulazione a lungo termine potrebbero avere il potenziale di ridurre l’incidenza di questa complicanza.

 

Ictus: ipertensione peggiora impatto su funzionalità cognitiva

Nelle donne che vanno incontro ad ictus, la presenza preesistente di ipertensione è predittiva di maggiori declini nella funzionalità cognitiva: la spiegazione di questo fenomeno può consistere nel fatto che il danno ipertensivo potrebbe impedire la ripresa dall'ictus. La pressione elevata è stata associata a danno cerebrale subclinico, come infarti silenti o nascosti e leucoaraiosi, ma non è noto se l'ipertensione aumenti l'impatto di ictus incidenti. In base al presente studio, è possibile dimostrare che i fattori predittivi di declino cognitivo dopo un ictus non siano semplicemente elementi correlati ad una bassa funzionalità cognitiva prima dello stesso. I risultati dello studio sono coerenti con l'ipotesi secondo cui infarto silente e rarefazione della sostanza bianca causati dall'ipertensione potrebbero ridurre la capacità del cervello di adattarsi e riprendersi da un ictus, aumentando pertanto il declino cognitivo. La riduzione della pressione potrebbe pertanto avere l'ampio potenziale di ridurre il carico del danno cognitivo fra i sopravvissuti all'ictus. (Ann Neurol 2005; 58: 68-74)

STAGIONALITA' E RICERCA DEL NUOVO
I novelty seekers e i nati d’estate sono meno mattinieri ma più arditi  

L’associazione tra stagione di nascita e alcune condizioni psichiatriche (schizofrenia, disturbi dell’umore, disturbi di panico, autismo, sintomi depressivi e suicidari) in soggetti viventi in zone non equatoriali è stata ben indagata. Questo ha permesso ad alcuni ricercatori di investigare se la stagionalità si associ anche a tratti di personalità e a comportamenti particolari nella popolazione sana. In questa lettera all’Editore Chotai ripercorre brevemente alcuni tra questi studi, suoi e di altri Autori. In uno studio recente di Caci et al. (European Psychiatry 2004;19:79-84), per esempio, si è dimostrato come la stagionalità si correli alle scale di "novelty seeking" (ricerca del nuovo), termine con cui si definisce la tendenza a un’attività d’esplorazione e un’intensa eccitazione legata al nuovo, impulsività nel prendere le decisioni, e un atteggiamento di evitamento verso la monotonia e la frustrazione.  In particolare è emerso che gli individui tra i 20 e i 45 anni nati tra ottobre ed aprile hanno la tendenza a presentare tratti di "novelty seekers" rispetto ai coetanei nati in stagioni calde, mentre i soggetti con età compresa tra i 46 e i 69 anni presentano caratteristiche di "novelty" anche se nati d’estate. L’ipotesi è che la stagione di nascita possa modulare lo sviluppo precoce del sistema monoaminergico, e che il turnover delle monoamine come la dopamina possa essere influenzato dal periodo di fotoesposizione durante la gestazione o l’età neonatale. Altri Autori hanno dimostrato che i nati in autunno e inverno sono mattinieri rispetto ai nati in primavera e estate; per cui gli Autori di questo studio concludono affermando che l’essere mattinieri si correla negativamente con l’essere "novelty seekers".
Come a dire che chi nasce in autunno tende a essere più attivo nelle ore del mattino e meno ardito quanto a comportamenti d’esplorazione.
ACO

Chotai J. Novelty seekers and summer borns are likely to be low in morningness. European Psychiatry 2005;20:30

STUDIO OSSERVAZIONALE PSOCARE
Trattamento Della Psoriasi con Farmaci Sistemici in Italia
- Quadro di Riferimento
- Disegno Generale Dello Studio
- Censimento delle Attivita' Assistenziali
- Registro dei Pazienti in Trattamento Sistemico e Studio Prospettico degli
  Esiti
- Riferimenti Bibliografici
- Allegati
http://pdf.giofil.it/circopdf/pso.pdf

Sindrome metabolica aumenta rischio di ictus nell'anziano

La sindrome metabolica nei soggetti anziani è associata all'aumento del rischio di ictus ischemico/non embolico acuto. Dato che la sindrome metabolica rappresenta una condizione associata ad un rischio sostanzialmente elevato, nella maggior parte dei pazienti appare giustificata la terapia farmacologica per la riduzione del rischio cardiovascolare. Comunque, i livelli di colesterolo LDL non risultano elevati nella maggior parte dei pazienti con sindrome metabolica, e non vi è consenso sul livello target appropriato di LDL nella sindrome metabolica. Appare logico che la gestione mirata di questa condizione coinvolga il trattamento farmacologico unitamente a cambiamenti terapeutici dello stile di vita volti a ridurre l'obesità, controllare ipertensione e glicemia e migliorare la dislipidemia. (Stroke 2005; 36: 1372-6)

 

Aspirina a bassa dose nella prevenzione primaria del cancro

The Women’s Health Study: uno studio controllato randomizzato

Cook et al., 2005, JAMA 294:47-55.

 

Contesto             Evidenze derivanti dall’osservazione e risultati di studi sulla ricorrenza di poliposi al colon suggeriscono un ruolo per l’aspirina nella  prevenzione del cancro.

Obiettivo             Esaminare l’effetto dell’aspirina sul rischio di cancro in donne sane.

Disegno, Organizzazione e Partecipanti allo studio             “Women’s Health Study”, studio randomizzato 2x2 fattoriale su aspirina e vitamina E condotto tra il settembre 1992 e il marzo 2004. 39876 donne americane con più di 45 anni e inizialmente senza alcuna pregressa storia di cancro, disturbi cardiovascolari, o altre maggiori malattie croniche, sono state destinate a ricevere in modo random o aspirina o placebo e monitorate per una media di 10 anni.

 

Dosaggi e tipologia di ricerca: 100 mg di aspirina (n=19934) o placebo (n=19942) somministrati a giorni alterni.

Cancro invasivo confermato  di recente diagnosi in qualsiasi sito, ad eccezione del cancro alla pelle di tipo “non-melanoma”. Incidenza di cancro alla mammella, colonrettale, e polmonare come end points secondari.

Risultati             Nessun effetto dell’aspirina è stato osservato per cancro in generale (n = 2865; rischio relativo [RR] 1.01; 95% intervallo di confidenza [CI] 0.94-1.08; P = .87), cancro al seno (n = 1230; RR 0.98; 95% CI 0.87-1.09; P = .68), cancro colonrettale (n = 269; RR 0.97; 95% CI 0.77-1.24; P = .83), o cancro in qualsiasi altro sito ad eccezione del cancro al polmone, per il quale c’è stata una tendenza verso una riduzione del rischio (n = 205; RR 0.78; 95% CI 0.59-1.03; P = .08). Inoltre, non c’è stata alcuna riduzione della mortalità dovuta a cancro sia generale (n = 583; RR 0.95; 95% CI 0.81-1.11; P = .51)  che localizzato, ad eccezione della mortalità per cancro al polmone (n = 140; RR 0.70; 95% CI 0.50-0.99; P = .04). Non ci sono state evidenze di effetti differenti dell’aspirina  durante il periodo di follow-up o di interazione con la vitamina E.

 

Conclusioni             I risultati di questo studio a larga scala e a lungo termine suggeriscono che l’uso a giorni alterni di aspirina a bassa dose (100 mg) per un periodo medio di 10 anni non abbassa il rischio di cancro totale, al seno, colonrettale, o cancro localizzato in siti specifici. Un effetto protettivo sul cancro al polmone o un beneficio utilizzando dosi più alte di aspirina non possono però essere esclusi.

 

Tumore localizzato della prostata: attesa o intervento?

La capacità di identificare precocemente una neoplasia della prostata è progressivamente migliorata grazie ad una maggiore sensibilità clinica al problema, alle procedure diagnostiche più sensibili e al loro sempre più largo impiego (es. PSA, ecografia trans-rettale, biopsia stereotassica). Questo ha determinato un incremento di incidenza di neoplasie localizzate nelle quali è a tutt'oggi controversa quale possa essere la miglior scelta di trattamento.
Prostatectomia “tout court” o un atteggiamento d'attesa?
I pazienti sempre più spesso vengono messi di fronte a questa scelta e in questi casi il medico di fiducia viene interpellato per esprimere un giudizio che aiuti il paziente a prendere una decisione appropriata. Un gruppo di ricercatori scandinavi ha presentato sul New England i risultati di un trial comparativo tra prostatectomia e “attenta osservazione” nella gestione del tumore localizzato della prostata fornendo indicazioni interessanti sul problema.

Lo studio, iniziato nel 1989, ha arruolato in un periodo di 10 anni 695 pazienti di 64,7 anni di età media con tumore della prostata localizzato, randomizzati tra prostatectomia radicale o attenta sorveglianza. Quale end point primario veniva considerata la mortalità per tumore prostatico, mentre gli end point secondari erano: la mortalità per ogni causa, le metastasi e la progressione locale della malattia.

Durante il follow up, con una mediana di 8.2 anni, sono morti 83 soggetti sottoposti a chirurgia rispetto a 106 del gruppo in attenta sorveglianza (p=0.04). Le morti causate da cancro della prostata erano 30 su 347 pazienti chirurgici (8.6%) rispetto ai 50 su 348 del gruppo d'attesa (14.4%)

End point

chirurgia

attesa

Incidenza cumulativa %
Mortalità x carcinoma prostata

10

15

Mortalità x tutte le cause

27

32

Metastasi a distanza

15

25

Progressione locale

19

44

La differenza nell'incidenza cumulativa (vedi tab.) dovuta a tumore della prostata aumentava di 2 punti percentuali dopo 5 anni di follow up fino a 5,3 punti % dopo 10 anni, per un rischio relativo di 0,56 (IC 95%, 0,36 – 0,88; p=0,01). Nel gruppo chirurgia si evidenziava una riduzione del 40% del rischio di metastasi a distanza con un incremento dell'incidenza di 1,7 punti % rispetto ai 10,2 punti % del gruppo di attesa (RR 0,60 [IC 95%, 0,42-0,86; P=0,004]) e del 67% del rischio di progressione locale (RR 0,33 [IC 95%, 0,25-0,44; P<0,001])

Questi dati confermano che l'approccio terapeutico alla neoplasia prostatica ben localizzata mediante prostatectomia radicale porta a benefici maggiori rispetto ad un atteggiamento attendista. In particolare questo vale per soggetti di età inferiore ai 65 anni, determinando una riduzione significativa della mortalità specifica per malattia, di una riduzione del rischio di metastasi a distanza e della progressione locale della neoplasia. Alcune riserve al lavoro impongono cautela nel generalizzare la raccomandazione chirurgica, nel dettaglio questi sono gli aspetti critici:

  • il tumore era palpabile nel 88% della popolazione e solo nel 12% la neoplasia era diagnosticata con il solo PSA
  • l'istologia di tutti i casi documentava un tumore moderatamente o ben differenziato
  • tutti i pazienti erano in buono stato di salute

Quindi si dovranno attendere i risultati di studi simili come il PIVOT, che ha arruolato un numero rilevante di tumori individuati con il solo PSA, per poter affermare con maggior sicurezza che la prostatectomia rappresenta la miglior opzione nel trattamento del tumore localizzato della prostata.

A cura di Maria Grazia Polino

Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni

La Redazione di Questa Terza Edizione della Guida e' Stata Realizzata da un Gruppo di Lavoro Costituito da Oltre Trenta Esperti nel Campo Delle Vaccinazioni che Operano nelle Principali Istituzioni del Nostro Paese. La Guida Vuole Essere uno Strumento di Consultazione per il Personale Sanitario che Opera nel Campo delle Vaccinazioni ed ha lo Scopo di Fornire un Supporto Tecnico per una Corretta Valutazione di Controindicazioni o di Precauzioni alla Somministrazione di un Vaccino. Puo' Infatti Accadare che Alcuni Sintomi o Condizioni Vengano Erroneamente Considerati Come delle Vere Controindicazioni o delle Situazioni che Inducono un Atteggiamento di Prudenza (Precauzioni). Questi Errori Comportano Opportunita' Perse per la Somministrazione dei Vaccini e per la Protezione da Importanti Malattie. Vicecersa la Somministrazione di Vaccino in Presenza di Vere Controindicazioni o Precauzioni puo' Aumentare il Rischio di Reazioni Avverse Gravi. http://pdf.giofil.it/circopdf/va0.pdf