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Pneumopatia interstiziale da farmaci
Maria Antonietta Catania, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Chirurgia, Università di MessinaIl termine “pneumopatia interstiziale” si riferisce ad un gruppo eterogeneo di disordini polmonari che coinvolgono parenchima, alveolo, epitelio alveolare, endotelio capillare e spazi interstiziali (1). In alcuni casi, queste patologie riconoscono un’eziologia farmacologica.
Se il farmaco è identificato precocemente, può essere sospeso prima che si sviluppi insufficienza respiratoria o fibrosi irreversibile. Le manifestazioni cliniche sono variabili e dipendono dal tipo di pneumopatia.
L’esordio è solitamente insidioso e graduale con sintomi aspecifici (dispnea, tosse, affaticamento e calo ponderale). In altri casi, l’esordio può essere acuto e grave, caratterizzato sia da sintomi respiratori che di tipo influenzale (1). A volte possono essere presenti emottisi e dolore toracico, mentre altri segni e sintomi possono dipendere dalla patologia di base.
Molte sono le patologie che possono causare una pneumopatia interstiziale: infezioni, neoplasie, pneumoconiosi (asbestosi, silicosi, ecc), polmoniti da ipersensibilità, polmoniti da inalazione di fumo e gas, polmonite ab ingestis, sarcoidosi, sequele della sindrome da distress respiratorio dell’adulto, connettiviti (lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, spondilite anchilosante, sclerodermia ecc), radiazioni ionizzanti e diversi farmaci (1).
Generalmente, la causa della pneumopatia non è determinata. In molti casi, il reperto radiografico non è specifico: le alterazioni interstiziali sono diffuse, con micronoduli e rafforzamento della trama reticolare. Tali alterazioni, tuttavia, non si correlano con la gravità clinica.
Le patologie polmonari sono a volte rilevate casualmente, a seguito di una radiografia eseguita per altri motivi. In altri casi, la radiografia polmonare può essere quasi normale (1, 2).
Le indagini funzionali evidenziano una sindrome ventilatoria restrittiva con riduzione della capacità di diffusione del monossido di carbonio (DLco). Altri test diagnostici (es. test di laboratorio per patologie infiammatorie o autoimmunitarie, lavaggio broncoalveolare e biopsia polmonare) possono aiutare a valutare il grado di insufficienza respiratoria e le relative conseguenze cardiache ed a rilevarne la causa.
In alcune situazioni, la pneumopatia interstiziale può presentarsi con un quadro particolarmente grave. La forma acuta ha un esordio improvviso con tosse secca, dispnea, febbre e, a volte, insufficienza respiratoria acuta (1,2). Nelle altre forme, invece, il deterioramento della funzione respiratoria è lento e graduale. L’interstiziopatia (acuta o cronica) può evolvere verso la fibrosi e verso l’insufficienza respiratoria. La fibrosi non regredisce dopo l’allontanamento dell’agente causale.
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Fonte:
www.farmacovigilanza.org
Presso la sede dell'Ordine sono
consultabili le seguenti circolari
della Regione Lombardia:
- Ulteriori informazioni sul ritiro
di VIRACEPT (nelfinavir)
- Nota informativa AIFA sulla
sicurezza d'uso di KALETRA (lopinavir/ritonavir)
- Nota informativa AIFA sulla
sicurezza d'uso di Lumiracoxib
- Ritiro dal commercio del farmaco
Silomat (clobutinolo)
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