COMUNICATO STAMPA


Il Presidente è stato sentito, oggi 18.03.03, dal Sostituto Procuratore Dott. Massimo Astori, come persona informata sui fatti circa il caso del Dott. Rumi. Il Presidente ha precisato al Magistrato che all’Ordine Professionale non è mai giunta nessuna comunicazione sulla inchiesta in corso. La notizia pubblicata sul Corriere di Como, di oggi 18.03.03, frutto di libera interpretazione di fatti a chi scrive non noti, non può che portare a un giudizio a dir poco di prudenza circa quanto appare sui giornali (forse non tutti).                                                                                      

martedì 18 marzo 2003

LA LETTERA DEL PRESIDENTE


Chiar.mo Dott. Michele Brambilla
Direttore del Giornale “La Provincia”

Egregio direttore,

nell’ambito della campagna di informazione seguita all’inchiesta penale sull’operato di alcuni chirurghi dell’ospedale S. Anna, dalle colonne del Suo giornale, Lei ha fatto delle proposte a “Medici e Pazienti”.

Il nostro Ordine, quale organo istituzionale, ha cercato sino ad oggi di limitare al minimo gli interventi relativi all’indagine che vede coinvolto il dott.Rumi poiché non è compito del consiglio dell’Ordine esprimere giudizi su fatti ancora in fase di accertamento e non ancora sottoposti al vaglio di un giudice.

Al contrario rientra tra i compiti di ogni ordine professionale occuparsi dei rapporti tra i propri iscritti ed il pubblico e, di conseguenza, degli effetti che una campagna di informazione può produrre su tali relazioni

Esclusivamente in questo ambito ritengo doveroso svolgere alcune considerazioni.

Senz’altro condivisibili sono le basi di partenza del suo ragionamento per l’analisi dei problemi della Sanità in Italia.

Non è, infatti, ragionevole pensare di scioglierne i nodi utilizzando quali strumenti di valutazione giudizi assoluti.

Condividendo con Lei le basi di partenza del suo ragionamento mi trovo d’accordo anche con la Sua analisi del Servizio Sanitario Nazionale.

Il Servizio sanitario in Italia è statale in maniera quasi assoluta. Se si tiene conto, infatti, che anche il privato convenzionato è pubblico si arriva ad avere una percentuale di servizi sanitari forniti dallo stato pari al 95%.

Questo sistema, che l’OMS ha giudicato a livello mondiale secondo solo al sistema sanitario francese, costituisce una risposta decisamente valida e qualificata ai bisogni dei cittadini.

Ciò vuol dire che la stragrande maggioranza degli ausiliari, infermieri, tecnici, e medici, ciascuno per la sua parte,  ha lavorato e sta lavorando al meglio delle proprie possibilità, talvolta sopperendo personalmente alle carenze del sistema, per soddisfare nel miglior modo possibile le esigenze di chi è malato.

Va da sé che se le richieste sono improprie, come lei ha giustamente annotato nel suo servizio sul Pronto Soccorso, può rivelarsi insufficiente anche la migliore delle organizzazioni.

Lustri di “disinformazione” demagogica hanno purtroppo creato la convinzione del diritto a “qualsiasi prestazione”. Mi creda non sono infrequenti, a fronte di richieste di prestazioni assai discutibili, commenti del tipo “è già pagata”.

Conseguenza di questo tipo di informazione in uso negli anni passati ha fatto sì che nell’immaginario collettivo si creasse la convinzione che il diritto all’assistenza è sinonimo di diritto alla salute.

Per anni in passato abbiamo pensato di  responsabilizzare in sanità solo la risposta alla domanda e mai la domanda stessa. Condivido, quindi, pienamente la sua affermazione che solo a una corretta domanda si può dare una utile risposta.

In una Sanità italiana di elevato livello, come ci è stato riconosciuto, è necessario che tutti, cittadini e operatori,  partecipino “responsabilmente” senza che nessuno possa chiamarsi fuori come lei ha concluso.

Il sovra utilizzo dei servizi sanitari per esigenze che in realtà non sono tali drena notevoli forze e fa diminuire la possibilità di migliorarne ulteriormente la qualità.

 

Concordo ancora con la sua analisi quando afferma che è solo frutto di una errata estremizzazione l’attribuire i commenti critici verso i fatti che hanno coinvolto il reparto di chirurgia del S.Anna fatti da alcuni medici a un malinteso spirito di categoria o, ancor peggio, perché i medici si considerano intoccabili.

Le categorie dei “legibus soluti” nel nostro paese sono altre.

Ritengo che le reazioni di questi medici siano state dettate prima di tutto dall’onda emotiva che una notizia come l’arresto di un collega per otto presunte morti ha provocato in ciascuno di loro.

Chiarita la natura viscerale di tali affermazioni credo che la causa delle stesse sia da ricercarsi nell’amarezza che ha pervaso ciascuno di loro leggendo i titoli degli articoli, rendendosi conto del concreto rischio di generalizzazione delle accuse e del conseguente deterioramento del rapporto medico paziente.

“L’ennesimo caso di malasanità” è stato verosimilmente letto dal pubblico, e certamente dai medici, come una responsabilità della categoria nel suo insieme.

Per qualsiasi lavoratore sentirsi messo alla berlina dalle ingenerose generalizzazioni che il clamore della notizia possono determinare provoca un forte senso di frustrazione e di rivalsa che spesso sfocia in posizioni estremizzate.

Tale clamore, a volte arricchito di particolari che dovrebbero essere ancora nelle carte processuali in attesa di conferma, inserito in un contesto in cui, come da lei segnalato,  in sanità fa notizia solo il negativo,  rischia di minare la fiducia nei riguardi di tutti i medici.

Lei ha ricordato che la medicina è un’arte e non una scienza esatta. E’ giusto che tutti i medici in modo professionale diano ai propri pazienti quanto di meglio possono dare e ne rispondano se questo non avviene. E’ altrettanto giusto che ne rispondano solo di persona nell’ambito di un regolare processo e che non vengano infangati altri da schizzi che non meritano.

 

Credo che la comunicazione ( è anche questa un’arte?)  non sia meno difficile della professione medica. Come la nostra ha un’etica e una deontologia  chiaramente codificate. Queste ci aiutano a fare il nostro lavoro. Ritengo che il  fine vostro sia l’informazione basata sulla sicurezza delle fonti senza suggerire interpretazioni che posano indurre paure e insicurezze nei cittadini.

I medici continueranno a lavorare per i propri pazienti così come i pazienti continueranno a richiedere le loro prestazioni e mi auguro con la reciproca fiducia e rispetto per un lavoro comunque sempre faticoso e difficile.

La ringrazio se vorrà ospitare le mie righe sul Suo giornale.

Distinti saluti.

IL PRESIDENTE
Dr. Piergiuseppe Conti

martedì 11 febbraio 2003

           

Caso Rumi:


Caro Presidente,
a proposito dell'arresto del Dott. Rumi, indipendentemente dal giudizio di colpevolezza o meno, ritengo che l'arresto rappresenti una misura eccessiva, sproporzionata, ed inutilmente punitiva, che va nella direzione di perseguire i Medici nella maniera piu' dura, nella fantasiosa ipotesi di una presunta "malasanità" sempre e comunque, e nel modo piu' spettacolare possibile.
Ti saro' grato se vorrai trasmettere il mio pensiero alla stampa ed al Consiglio.
Ciao e grazie.
Mario Guidotti

mercoledì 5 febbraio 2003


Il Presidente dell'Ordine ritiene che anche per i medici, come per tutti i cittadini, sia necessario attendere sentenze passate in giudicato, prima di emettere qualsiasi giudizio sia penale che professionale. E' necessario ricordare che la stampa locale, sette anni fa, diede ampio risalto ad un caso risolto nei giorni scorsi con l'assoluzione del magistrato, allora arrestato con accuse gravissime, per non aver commesso il fatto. L'Ordine esaminerà il caso relativo al Prof. Rumi nel prossimo Consiglio ed emetterà un comunicato stampa solo dopo aver valutato i documenti ufficiali.

martedì 4 febbraio 2003

L'Ordine dei Medici è in attesa di una comunicazione ufficiale della Procura della Repubblica per procedere a quanto di sua competenza. La Legge prevede, de jure, venga sospeso il medico che è sottoposto a provvedimento restrittivo da parte della Magistratura fino a quando non venga modificato il provvedimento stesso.

martedì 4 febbraio 2003